Gioco
Elezione del presidente del consiglio: prassi in bilico, chiesto il voto palese
La maggioranza teme i franchi tiratori e vuole blindare Turbanti. Rosini (Pd): «Nessun motivo per cambiare le regole»
GROSSETO. Maggioranza in ansia da prestazione per l’elezione del presidente del consiglio comunale di Grosseto. Cui è stato designato l’ex assessore alla sicurezza Fausto Turbanti della lista Vivrelli Colonna sindaco.
Si temono “imboscate”
Il problema politico è che si temono imboscate nel voto di designazione da parte dei consiglieri comunali, al riparo dello scrutinio segreto, che da sempre caratterizza l’elezione delle figure istituzionali quando questo comporta un giudizio sulla persona. Prassi seguita regolarmente negli anni e sancita dalle norme di statuto e del regolamento comunale. Come d’altronde avviene per l’elezione del presidente della Repubblica (articolo 83, Titolo II della Costituzione).
Scrutinio palese?
Negli ambienti politici grossetani se ne parla da giorni. E per aggirare il problema – perché evidentemente non avere tutti i voti dei consiglieri di maggioranza comporterebbe una figura imbarazzante sul piano politico – nei giorni scorsi i pontieri del centrodestra hanno proposto ai consiglieri Pd di far passare il principio che si può votare a scrutinio palese stravolgendo una prassi consolidata. In quel caso infatti per eventuali consiglieri dissidenti di maggioranza sarebbe alquanto complicato votare contro il proprio candidato ufficiale.
C’è maretta
D’altra parte, che ci sia maretta, l’ha dimostrato in modo plateale l’assenza di Turbanti alla conferenza stampa di presentazione della nuova giunta. «Nessuno me lo aveva detto», aveva dichiarato proprio al Tirreno. Lo stesso Turbanti era il “predestinato” a un assessorato, ma è stato tagliato fuori dalla prestazione di Riccardo Ginanneschi, assessore con oltre 800 preferenze, e dall’assessora esterna Simona Rusconi in quota Confartigianato. Da qui il suo recupero con dirottamento alla presidenza del consiglio comunale. Cosa che ha aperto il vaso di Pandora.
Il meccanismo di voto
L’impasse è complicata da più fattori. Per eleggere alla prima votazione il presidente dell’assise cittadina, occorrono due terzi dei 32 membri componenti il consiglio comunale. Il che significa che ci vogliono almeno 22 voti: i 20 dei partiti di maggioranza, e almeno due voti dei partiti di opposizione.
Come recita l’articolo 6 del Regolamento consiliare del Comune, poi, «qualora tale quorum non venga raggiunto, si procede, nella stessa seduta, al ballottaggio tra i due consiglieri che hanno ottenuto il maggior numero di voti; è eletto il consigliere che ha riportato la maggioranza dei voti».
Sempre stando alla prassi consolidata, il presidente del consiglio comunale per il ruolo che gli attribuiscono statuto e regolamento, è appannaggio delle forze di maggioranza.
È chiaro, però, che nel caso in cui il candidato ufficiale non avesse tutti i voti dei partiti al governo del Comune, questo aprirebbe un serio problema politico. E anche la strada all’opposizione, che potrebbe chiedere di cambiare candidato a rivestire quel ruolo.
L’interpretazione
Ulteriore subordinata di questa paradossale situazione consiste nel fatto che la maggioranza parrebbe intenzionata a far passare il principio del voto palese a tutti i costi. Puntando su un’interpretazione delle norme statutarie e regolamentari. Aprendo potenzialmente un conflitto più da “azzeccagarbugli” che un ragionamento politico.
Segnali dal Pd
Dulcis in fundo, a presiedere, domattina, il primo consiglio comunale sarà il capogruppo del Partito democratico Davide Bartolini, in veste di consigliere anziano. Che raggiunto al telefono oppone un perentorio «non possumus» (parlare) fino al consiglio comunale.
Chi non ha alcun problema, invece, è il collega di partito Stefano Rosini. «Personalmente – spiega – ritengo che non ci siano motivi validi per modificare una prassi seguita da settant’anni e definita da statuto e regolamento comunali».
Malumori e “tranquilli”
Il motivo vero dei malumori che agitano la maggioranza risiede nella gestione delle nomine in giunta e nelle società partecipate. Che ha lasciato molti scontenti.
Soprattutto nelle fila di Lega e lista Vivarelli Colonna sindaco.
Molto più tranquilli i Fratelli d’Italia, che di fatto hanno ottenuto tutto quello cui aspiravano, e Forza Italia.
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