La protesta
Ora il Forum chiama in causa l’Arpat «Tutti gli errori della relazione di agosto»
Gli ambientalisti hanno presentato un esposto al Noe: «Inquinanti non ricercati, risultati negativi non riportati»
Francesca Ferri
scarlino. Nuove ombre si allungano sulla vicenda dei gessi rossi, i rifiuti industriali ottenuti mischiando i fanghi rossi, scarto di lavorazione del biossido di titanio alla Venator Italy di Scarlino, e la marmettola, scarto di lavorazione del marmo delle Apuane (utilizzata per abbassarne l’acidità), da 15 anni usati per riempire l’ex cava di Montioni (Follonica), la cui falda è inquinata.
Non c’è solo un’indagine del Noe per presunto traffico illecito di rifiuti, che proprio in questi giorni ha portato a indagare cinque persone (vedi articolo in basso). E non c’è solo un’inchiesta della commissione parlamentare Ecomafie, che a marzo ha bocciato senza mezzi termini l’uso dei gessi rossi per il recupero ambientale, indicando la discarica come unica destinazione possibile.
C’è anche un nuovo esposto, presentato dal Forum Ambientalista il 17 settembre al comando grossetano dei carabinieri per la tutela ambientale e la transizione ecologica, nucleo operativo ecologico. Un nuovo esposto dopo quelli che il Forum ha presentato negli anni passati, che si intreccia con i rilievi fatti dalla commissione parlamentare, e che tira in ballo l’Arpat, Agenzia regionale per la tutela ambientale.
In risposta alla sonora bocciatura della commissione parlamentare, in estate l’Arpat e la Regione respinsero al mittente le accuse sulla gestione del ripristino ambientale nell’ex cava, sostenendo che il sito era compatibile con lo stoccaggio, che le concentrazioni elevate di cromo e vanadio erano già presenti nel sito e che, comunque, non si sarebbero dispersi nell’ambiente.
Non la pensa così il Forum Ambientalista che, con un esposto firmato da Roberto Barocci e Renzo Fedi, rappresentati dall’avvocato Roberto Fazzi, chiede al Noe di accertare alcuni aspetti della condotta di Arpat.
«Garantire la totale integrità dei terreni agrari e delle falde acquifere dovrebbe essere l’obiettivo primario di Arpat – spiega Barocci – poiché la Corte Costituzionale ha espressamente chiarito che l’acqua costituisce un bene primario della vita dell’uomo e quale risorsa, a disponibilità limitata, va salvaguardata mantenendo integro il patrimonio ambientale. Il Forum Ambientalista ha già criticato apertamente i contenuti della Relazione Arpat, pubblicata ad agosto a giustificazione del proprio operato, poiché lacunosa sul ruolo dei gessi rossi nell’inquinamento delle falde nella provincia di Grosseto. Tutti possiamo sbagliare, ma mettere insieme tanti errori in una sola relazione tecnica è troppo e per questo motivo il Forum Ambientalista li ha segnalati agli inquirenti». Questi gli errori che l’Arpat avrebbe commesso, secondo il Forum Ambientalista.
Il primo: «È un errore che i gessi rossi vengano commercializzati senza che Arpat, consapevole dei contenuti, proponga una prescrizione in merito alla quantità massima da distribuire sui terreni, con evidenti rischi di contaminazione sia dei terreni per cromo e vanadio, sia delle falde per cloruri e solfati, sia della qualità degli alimenti e della immagine dei prodotti tipici della Maremma e della stessa Toscana».
Altra criticità segnalata: «Il rifiuto prodotto della fabbrica – dice il Forum – dovrebbe essere il fango rosso, con la sua specifica classificazione, e non i gessi rossi in quanto questi ultimi sono ottenuti miscelando i primi con un altro rifiuto proveniente dall’industria del marmo delle Alpi apuane. Secondo le direttive Ue non è consentito diluire i propri rifiuti».
Terza segnalazione ai carabinieri: «L’Arpat dovrebbe spiegare perché in passato per oltre dieci anni non ha ricercato il parametro cloruri, pur sapendo che i gessi rossi cedono alle falde idriche i tale acido».
E sempre a proposito di misurazione degli inquinanti, «l’Arpat nel suo rapporto – dice il Forum – non ha segnalato il superamento della concentrazione limite registrato per il manganese nelle acque di falda, pur sapendo che il manganese è un tipico tracciante della instabilità dei gessi rossi».
Il quinto punto riguarda una novità. Dal 2022 il biossido di titanio non può essere usato come additivo. Così ha deciso l’Unione europea, in quanto non si possono escludere preoccupazioni riguardo alla sua genotossicità. Perché, chiede il Forum, «l’Arpat non ha avvisato che l’Ue era da tempo intenzionata a vietare l’uso del biossido di titanio?».
Il Forum contesta all’Arpat anche di aver «ignorato i caratteri economici intercorsi tra le parti in questione che distinguono lo smaltimento dal recupero dei rifiuti per il ripristino ambientale e ciò che le sentenze e l’Ue impongono per distinguere le due attività. Si tratta di smaltimento se chi lo cede paga chi lo riceve; di recupero se chi lo riceve paga chi lo produce per il ripristino». Secondo la commissione Ecomafie il ripristino ambientale, invece dello smaltimento, avrebbe fatto risparmiare all’azienda (Tioxide) 230 milioni di euro.
Ultime due contestazioni mosse dal Forum all’Arpat sono di non aver riportato nella sua relazione i risultati negativi della sperimentazione compiuta dalla stessa Arpat sui gessi rossi, documenti nel 2017, e di aver escluso la contaminazione di acque profonde, dopo aver accertato nel 2014 la contaminazione di acque superficiali provenienti dai gessi rossi stoccati a Montioni a seguito di piogge intense.
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