Gioco
L’imprenditore esorta i giovani «Cari ragazzi, sporcatevi le mani»
L’officina meccanica di via Ambra non trova personale formato Secondo il titolare i mestieri manuali non attraggono più nessuno
l’appello
grosseto. Come molte aziende manifatturiere, uno dei problemi maggiori per la Pugliese & Benelli è trovare personale formato. Ma non solo. «C’è un doppio problema – sottolinea Antonio Pugliese – quello delle competenze meccaniche, con professionalità difficili da reperire nel mercato del lavoro, e quello della bassa reputazione sociale che hanno i lavori manuali, quelli in cui ci si sporcano mani e tuta da lavoro, in cui c’è anche impegno fisico, oltre che di testa». Il risultato è che non si trovano addetti già pronti a fare l’ingresso in azienda ed entrare nel ciclo produttivo. Ma c’è anche una scarsa motivazione da parte dei giovani a fare fatica per imparare un mestiere, che peraltro dà soddisfazioni. «Oggi i ragazzi che nelle scuole tecniche prendono voti alti o 100 decidono di andare all’università. Gli altri optano per lavori in cui non ci si deve sporcare le mani. È cambiata l’etica del lavoro, e fare il meccanico è quasi diventato una cosa di cui vergognarsi. Bisognerebbe fare una rivoluzione culturale, perché è assurdo sminuire il lavoro manuale. Sporcarsi è una cosa nobile, e bisogna tornare sul piano educativo a spiegare che la passione per quello che si fa è il vero valore aggiunto, nella vita come nel mondo del lavoro. Saper usare un tornio o un’alesatrice, inoltre, è una cosa che richiede cervello».
Fino a qualche anno fa, a Ribolla c’era un’ottima scuola tecnica che formava tornitori e fresatori. Oggi competenze tecniche nella meccanica se ne trovano all’Istituto tecnico industriale di Grosseto oppure all’Ipsia di Arcidosso, specializzati in meccanica e meccatronica. «Noi collaboriamo con le scuole ma gli stage aziendali con “Giovani Sì” non sono funzionali ai bisogni delle aziende, perché i ragazzi possono solo guardare e non provare cosa significa fare il lavoro con le mani. Noi formiamo i nostri addetti in azienda perché sul mercato è quasi impossibile trovare professionalità adeguate. Per fortuna la Regione Toscana ci viene incontro. E utilizziamo molto i contratti di apprendistato, che con il periodo finestra di sei mesi ci consentono di valutare motivazione e capacità dei ragazzi. Quando ne scegliamo uno, poi, abbiamo bisogno di un anno almeno per formarlo come lavoratore. Ma noi siamo un’azienda che assumerebbe».
M. F.
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