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Indagati i vertici di Venator Travison: «Io sono estranea»

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scarlino. L’inchiesta sui gessi rossi dei carabinieri del Noe, coordinati dalla Dda di Firenze, ha portato al momento a cinque persone fisiche indagate: Giovanni Fusco, 55 anni, legale rappresentante di Venator Italy; Riccardo Biasci, 74 anni, legale rappresentante della Sepin srl, gestore dell’impianto di recupero a poggio Speranzosa e poggio Bufalaia (comune di Follonica); Valter Musso, 63 anni, legale rappresentante di Tioxide; Francesco Pacini, 57 anni, ex amministratore delegato di Huntsman; Patrizio Biagini, 64 anni, responsabile delle Bandite di Scarlino. L’ipotesi di reato è “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”. Quello che gli inquirenti ipotizzano, infatti, è che i gessi rossi, rifiuti derivati, a loro volta, da due scarti di lavorazione (fanghi rossi da biossido di titanio e marmettola dal marmo) non siano conformi a essere usati per il recupero ambientale e morfologico dell’ex cava di Montioni, perché inquinanti.

Le tre persone giuridiche a cui è contestata la responsabilità amministrativa dell’ente, di cui sono legali rappresentati pro tempore, per reati ambientali sono: Francesca Travison, sindaca di Scarlino, Riccardo Biasci e Giovanni Fusco.

Travison precisa che «il periodo di riferimento delle indagini è dal 2005 al 2016. Sono stata eletta sindaco di Scarlino a maggio 2019 e per questo sono estranea ai fatti contestati. Chiaramente, come sindaco pro tempore e legale rappresentante del Comune, sono stata informata sui fatti, ma ribadisco la mia completa estraneità agli accadimenti. L’amministrazione comunale è in attesa di conoscere il risultato dell’inchiesta».

Durissimo il commento di Fratelli d’Italia. «Sono finite tutte le scuse che gli assessori Monni e Marras hanno utilizzato sinora in merito alla vicenda dei gessi rossi di Scarlino – dicono Patrizio La Pietra, senatore di Fratelli d’Italia, e Francesco Torselli, capogruppo Fdi nel Consiglio regionale toscano –La magistratura farà il suo corso, ma intanto il dato politico è evidente. L’assessore Monni, a inizio agosto, aveva smentito, senza farsi troppi problemi e con un atteggiamento a dir poco arrogante, le conclusioni a cui era arrivata la commissione parlamentare d’inchiesta sui gessi rossi. Ora apprendiamo che le indagini della Dda di Firenze sono partite proprio dalla relazione del nostro Parlamento».

Giorni fa La Pietra ha chiesto alla presidente del Senato di inserire all’ordine del giorno la relazione parlamentare sui gessi rossi. «Il Pd, ancora una volta, si è opposto con foga alla discussione della questione. Alla luce di questi ultimi sviluppi, auspichiamo che il problema dei gessi rossi sia discusso quanto prima in Senato. Oppure il Pd ha davvero qualcosa da nascondere? », chiede La Pietra. «Vogliamo sapere da Marras, e tutto il Pd qual è stato l’interesse dei toscani nel far risparmiare a una multinazionale 237 milioni di euro, cioè il costo dello smaltimento in discarica dei gessi rossi. Fin quando non avremo una risposta, siamo determinati a far luce su questa vicenda. In Toscana è l’ora di finirla di mettere a repentaglio cittadini e ambiente», chiosa Torselli.



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