Il Tirreno

Grosseto

salvata dai carabinieri 

Il fidanzato la picchia e la chiude a chiave dentro casa

Il fidanzato la picchia e la chiude a chiave dentro casa

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monte amiata. Il primo sguardo di fronte a una bottiglia di spumante per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Poi l’amore, la convivenza. E un incubo che si è fatto sempre più nitido all’orizzonte. Tra offese, botte, minacce. E la carcerazione. Lui a lavorare, lei tenuta chiusa in casa. Senza cellulare. Senza possibilità di interfacciarsi col mondo al di fuori delle mura domestiche. Fino a quando lei ha trovato la forza di chiedere aiuto. Ed è stata liberata – nel vero senso della parola – dai carabinieri.

Una storia di violenza. Fisica e non solo. Arriva dal Monte Amiata. Per tutelare l’identità della vittima non citeremo la località precisa in cui si è svolto l’episodio. E non forniremo neppure riferimenti capaci di far risalire alle persone coinvolte.

L’altro giorno i carabinieri ricevono una telefonata da una giovane. Dice che è segregata in casa, in un appartamento. Rinchiusa dal suo fidanzato, che prima di uscire per andare a lavoro in un’azienda edile, l’ha rinchiusa a chiave nell’abitazione e le ha tolto il cellulare per evitare che telefonasse ad amici o parenti.

I militari allora rintracciano l’uomo, e quindi liberano la vittima. Una volta aperta la porta di casa, le forze dell’ordine hanno trovato la giovane in stato di agitazione. È stato quindi allertato anche il 118.

Lei ha riferito di essere stata picchiata dal fidanzato in più di un’occasione, mostrando anche alcune ferite sul corpo. È stato attivato il “codice rosso”, il protocollo previsto nei confronti di donne e minori vittime di maltrattamenti. Lui è stato denunciato in stato di libertà per maltrattamenti familiari e sequestro di persona.

Ed è emerso che il rapporto tra i due era malato da tempo.

Si erano conosciuti alcuni mesi fa, a L’Aquila, in Abruzzo, in occasione dei festeggiamenti per capodanno. Inizia la frequentazione, fino a quando – nella scorsa primavera – i due decidono di andare a convivere. Lui per lavoro ha dovuto trasferirsi in Toscana, alla fine di settembre. E lei lo ha seguito.

Ma è iniziato il terrore. Lui ha iniziato a controllarle ossessivamente il telefono, quindi ad accusarla di tradimenti inventati. E la segregava in casa. L’episodio ricostruito dall’Arma è il secondo nelle ultime settimane. E poi schiaffi, colpi, botte. Una quotidianità fatta di violenza e di umiliazioni. Che la ragazza non ha retto più. E che è riuscita a raccontare alle forze dell’ordine. Per ricominciare a vivere, per tornare libera.

Lontano da quell’uomo che diceva di amarla, ma che ogni giorno la faceva stare male.

E pensare che i primi tempi le cose non andavano così. Anzi. Lui era affettuoso, gentile, educato. Poi, dal momento del trasferimento in Toscana, il tarlo della violenza ha iniziato a insediarsi nella coppia. Sempre di più. Prima le parole, poi le mani sul corpo. Per fare male. Per colpire forte quella donna che non aveva colpe. Accusata di episodi inesistenti. Ora finalmente libera.

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