Sicurezza
La vedova Magagnini «Pietro vive ancora»
Stefania 8 anni fa perse il marito, investito mentre era in bici «Finito un calvario, con la sua fondazione farò beneficenza»
Enrico Giovannelli
GROSSETO. Il 9 agosto del 2013 alle porte di Grosseto, di prima mattina, un terribile incidente stradale costò la vita al commercialista castiglionese, allora 48enne, Pietro Magagnini. In sella alla sua bicicletta fu investito, senza scampo, sulle strisce pedonali nel tratto di congiunzione fra via Arcidosso e viale della Repubblica, arrivando dalla ciclopista che porta a Marina di Grosseto.
Un urto violentissimo quello del mezzo condotto da Giuseppe Basso, a quasi 100 chilometri orari, con il carroattrezzi che prese in pieno il ciclista dopo una frenata di circa 40 metri, purtroppo insufficiente ad evitare la tragedia. In questi giorni la Corte di Cassazione ha definitivamente condannato l’autista, confermando la pena ad un anno e mezzo (sospesa). La memoria di Pietro Magagnini però è rimasta intatta per tutti quelli che lo conoscevano, con i processi in questi anni seguiti dalla moglie Stefania Toninelli: «Quando Alessandro Antichi, con tutto il lavoro svolto dal suo studio – racconta Toninelli – mi ha chiamato per dirmi che era tutto finito sono rimasta senza parole. Un vero colpo al cuore. Ci sono voluti più di 8 anni, e quando ho saputo della notizia non sono stata certo felice, ma almeno si è concluso un percorso doloroso. La tensione che mi ha attanagliato per tutto questo tempo alla fine si è sciolta».
La storia di Magagnini, figlio di Angelo, stimato commercialista, ebbe molto risalto in tutta la Maremma. In quelle settimane altri due incidenti mortali, entrambi con ciclisti coinvolti, misero in evidenza la criticità della sicurezza stradale in città. «Sono andata praticamente da sola a tutte le udienze dei vari processi – dice Toninelli – insieme sempre agli avvocati, che non finirò mai di ringraziare. Ma ci sono altre decine e decine di persone che mi hanno supportato in questo percorso. Penso per tutti ad Angelo Fedi e alla Fiab, con la quale abbiamo organizzato tanti eventi, dalla bici bianca su viale della Repubblica, all’ultima intitolazione della pista ciclabile che collega la stazione di Grosseto al ponte sull’Ombrone, all’altezza della località La Barca, all’incrocio fra le strada di via Magenta e Alberto Sordi, insieme all’amministrazione comunale di Grosseto. In tutto questo tempo credo che qualcosa di buono sono riuscita a farlo, ascoltando perizie e ricostruzioni e tante chiacchiere su come era avvenuto l’incidente. Non è stato affatto facile. Ma la memoria di Pietro andava difesa in ogni dove».
E se la vicenda giudiziaria si è conclusa, Stefania Toninelli sa che il futuro sarà ancora pieno del suo Pietro: «Le iniziative nella sua memoria continueranno – dice – Pietro non era solo un commercialista. Era un poeta, un musicista, era tutti i colori del mondo. Con la fondazione a suo nome cercheremo di aiutare dei ragazzi: per esempio abbiamo fatto restaurare i suoi bassi, e oggi continuano a suonare. La bici dell’incidente è in garage sotto un telo, ma credo che sia arrivato – conclude la vedova – il momento di far partire anche lei».
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