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Grosseto

la lettera 

L’appello all’Asl dei trapiantati «Ripristinate il nostro centro»

Francesca Ferri
L’appello all’Asl dei trapiantati «Ripristinate il nostro centro»

Ambulatorio smantellato, pazienti costretti a spostamenti e coabitazione con altri reparti: «Un potenziale pericolo»

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Francesca Ferri

Grosseto. Un dializzato deve sottoporsi un giorno sì e uno no a una seduta di quattro ore per ripulire il sangue. Chi ha subìto un trapianto di rene – o più di uno – ha bisogno di controlli costanti, che lo portano spesso in ospedale per un articolato check-up con più specialisti. Tra le malattie croniche, quelle nefrologiche sono tra le più pesanti per i pazienti, e richiederebbero un’organizzazione puntuale dell’assistenza, che renda almeno un po’ più sopportabili le cure.

Così non è all’ospedale Misericordia. O, almeno, così non è più dall’inizio dell’estate, quando il centro ambulatoriale che si trovava al primo piano, e che fino a quel momento riuniva i reparti di nefrologia, dialisi e ambulatorio analisi, con visite, prelievi, rilevamenti di parametri vitali, è stato smantellato, e i pazienti costretti a rimbalzare da un punto all’altro dell’ospedale per fare qui le analisi, lì la visita, di là il rilevamento dei parametri, a volte in locali promiscui con pazienti affetti da altre patologie, di qua ancora la dialisi.

Come se non bastasse, c’è lo spettro del Covid che, per una persona che ha avuto un trapianto di organo – e assume, per questo, farmaci che inibiscono il sistema immunitario – è enormemente più pericoloso che per una persona sana.

Per questo un gruppo di trapiantati di rene ha scritto una lettera all’Asl, inviata il 28 settembre, rivolgendosi al direttore dell’ospedale, Massimo Forti, e alla direzione aziendale, per chiedere che le cose tornino come prima. E per esprimere la fortissima paura per la propria salute.

A farsi portavoce della protesta è Patrizia Andreini, 51 anni, malata da quando ne aveva 17 e tre volte trapiantata.

«Dall’inizio dell’estate – si legge nella lettera – la precedente organizzazione dell’ambulatorio non esiste più. I prelievi vengono effettuati presso un ambulatorio generale che serve tutti i reparti ed è sempre molto affollato. Capita dunque di dover stazionare per diverso tempo in un locale unico dove vi sono molte persone in attesa. La sala d’attesa, inoltre, a nostro parere è di dimensioni troppo ristrette».

Secondo i firmatari «si tratta di una situazione potenzialmente molto pericolosa per chi, come i trapiantati che assumono immunosoppressori, ha un sistema di difesa dalle infezioni compromesso. E ciò vale a maggior ragione in epoca Covid». Ma non è tutto.

«Come sperimentato da una di noi – prosegue la lettera – nell’ambulatorio pare non sia possibile effettuare i controlli di routine, come ad esempio le visite e le ecografie, per le quali è necessario recarsi al vecchio ambulatorio, situato in una diversa zona dell’ospedale». Cosa che obbliga a entrare in contatto con molti altri utenti, aumentando il rischio di esposizione al contagio.

Oltre al danno, la beffa. «Un’altra novità che ci ha lasciati decisamente perplessi è stata l’accorpamento del reparto di nefrologia con quello di malattie infettive, scelta che non ci sembra ottimale nei riguardi di pazienti nefropatici, dializzati e trapiantati».

«Ricordo il vecchio primario Bellucci – dice al Tirreno Patrizia – e tutti gli sforzi che fece per creare un centro unico. Un centro che finora ha funzionato. Questa nuova “organizzazione”, o meglio “disorganizzazione”, tra l’altro, rende più difficile anche il lavoro dei medici e degli infermieri».

I pazienti che fanno capo al centro sono centinaia. «Ci era stato detto che, passata l’estate, sarebbe tornato come prima, ma al momento non è così. E ogni tentativo di parlare con qualcuno è andato a vuoto», dice ancora Patrizia.

Alla direzione sanitaria dunque una richiesta chiara: riconsiderare l’organizzazione del reparto, ripristinando lo stato precedente e riaccorpando il reparto di nefrologia con la dialisi e l’ambulatorio.

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