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A CARTE SCOPERTE

Grosseto e Amiata: ecco i progetti per diventare Capitale italiana della Cultura 2024

Massimiliano Frascino
Ecco su cosa puntano i due diversi territori per aggiudicarsi lo scettro di Capitale della Cultura 2024 (Foto d'archivio)
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Ecco su cosa puntano i due diversi territori per aggiudicarsi lo scettro di Capitale della Cultura 2024 (Foto d'archivio)

Il capoluogo punta sulle bellezze storiche, il territorio montano presenta un piano rivoluzionario basato sull'identità dell'intera area

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GROSSETO. La corsa all’ingresso nella short list (lista breve) da cui uscirà la "capitale italiana della cultura" è iniziata. Martedì 19 ottobre scadevano i termini per presentare i progetti di massima (il concept), ed entro gennaio il ministero della cultura farà sapere quali sono i magnifici dieci che concorreranno alla nomina. Come noto la provincia di Grosseto partecipa alla selezione con due contendenti: Grosseto e Amiata, con la candidatura collettiva dei 12 enti locali dell’Unione dei Comuni dell’Amiata grossetana e della Val D’Orcia. Il capoluogo - Grosseto 2024 - aveva inviato il proprio dossier lo scorso 1 ottobre, complice l’incombenza delle elezioni. Quello montano - Amiata 2024 - è stato spedito via pec ieri pomeriggio. Ora c’è solo da attendere l’esito dell’istruttoria.

GROSSETO

«Il percorso della nostra candidatura - spiega Luca Agresti, riconfermato assessore alla cultura - è iniziato all’avvio della scorsa legislatura. Nella prima fase abbiamo pensato a riqualificare i luoghi della cultura: dalla biblioteca Chelliana, alle mura medicee, fino a complesso delle Clarisse, cassero senese, università ed ex Garibaldi. Poi abbiamo lavorato sui contenuti della proposta. Sapendo di non partire dall’anno zero, ma da esperienze importantissime come Città visibile, premio Scriabin, festival Recondite armonie, stagione teatrale e coordinamento delle attività museali, fra le altre». L’amministrazione si è avvalsa della collaborazione della agenzia promo PA, che ha contribuito a redigere il progetto di Parma. Quest’anno capitale italiana della cultura. «L’obiettivo - sottolinea Agresti - è naturalmente quello di ottenere la nomina a capitale italiana della cultura, ma ad ogni modo avremo messo a terra un vero e proprio masterplan per lo sviluppo culturale di Grosseto. E in generale del territorio, con il quale abbiamo intessuto relazioni virtuose. La cultura, inoltre, è un collante identitario, ma è allo stesso tempo un potente fattore di sviluppo economico».

AMIATA

«La nostra proposta - dichiara Daniele Rossi, presidente dell’Unione montana dei Comuni dell’Amiata grossetana - è stata costruita in una logica di rete per dare una cornice di riferimento comune ai due versanti della montagna, grossetano e senese, che al di là dei confini amministrativi hanno in comune tradizioni, storia e modalità di fruizione del territorio. Ragionando allo stesso tempo in termini di contaminazione culturale con apporti esterni, non solo con la finalità di valorizzare quello che abbiamo di bello in termini di patrimonio ed eredità culturale. Quanto per fare di questo territorio un centro pulsante di produzione culturale e innovazione. Nel convincimento che sono i processi in divenire a definire l’identità di un territorio. Ma che non rimane un valore statico e immutabile».

GROSSETO 2024

Grosseto vuole uscire dalle proprie mura e costituire un elemento di coagulo per l’offerta culturale della Maremma. «Il concept intorno al quale è stato costruito il progetto - argomenta Anna Bonelli, in veste di coordinatrice del gruppo di lavoro - ha l’obiettivo di valorizzare l’identità di Grosseto e del suo contesto. Puntando sui valori culturali, sull’ambiente, sull’idea di salute e benessere. Caratteristiche che si legano in una visione che guarda al futuro». Il progetto ha un respiro nazionale e internazionale. «Ci siamo dati l’obiettivo - aggiunge - di coinvolgere il tessuto imprenditoriale e agroalimentare, le realtà che promuovono lo sport e naturalmente reti e centri di produzione culturale. Avendo cura di costruire un percorso basato sulla consapevolezza della cittadinanza, declinabili in termini turistici».

AMIATA 2024

Sul monte Amiata hanno deciso di giocare altre carte. «Noi abbiamo valorizzato il "social design" come metodo creativo applicato alle politiche pubbliche - spiega Mirko Tattarini, accademico di design strategico e deus ex machina di Amiata2024 - allo scopo di predisporre inneschi di produzione culturale. Non si tratta di un progetto di marketing turistico per mostrare i nostri beni e contenuti, né un modo d’introdurne dall’esterno per una fruizione passiva. Andiamo oltre turismo e borghi per produrre cultura e sperimentare modalità non convenzionali di fruizione. L’idea è fare dell’Amiata un brand autonomo e riconoscibile. Definito come territorio che si autorappresenta, per come viene percepito da chi lo visita, o da chi lo incrocia senza esserci mai stato. Uma Thurman, ad esempio, ha una valenza culturale e iconografica come attrice, di cui io mi sono fatto un’idea pur non conoscendola attraverso pellicole come Pulp fiction e Kill Bill. Lei è un brand e l’Amiata lo vuole diventare attraverso prodotti culturali originali e il loro godimento non ortodosso. Ad esempio, con percorsi nei boschi dove il tragitto è importante quanto la meta. Perché durante il viaggio, grazie alla "realtà aumentata", scoprirò leggende, storia ed episodi. Luoghi di battaglie o di costruzione di macchinari col legno dei castagni. Immersi nella cultura viva dei luoghi».

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