Sicurezza
Convegno boicottato «Anche così dico no alle scorie nucleari»
Il sindaco non parteciperà all’incontro organizzato da Sogin e illustra le osservazioni inviate alla Regione Toscana
campagnatico. Declina l’invito a partecipare al convegno organizzato da Sogin e ribadisce alla Regione la propria contrarietà a diventare sito di stoccaggio delle scorie nucleari. Il Comune di Campagnatico alza (di nuovo) le barricate contro l’ipotesi di ospitare nel proprio territorio il Deposito nazionale di scorie nucleari.
Come è noto, Campagnatico è tra i siti indicati nella Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) dove portare il materiale radioattivo proveniente da tutta Italia. In Toscana sono siti potenziali anche Trequanda e Pienza (Siena). La relazione tecnica per individuarle è stata elaborata da Sogin, la società di Stato incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi. Al termine dell’istruttoria, si deciderà quale dei siti sarà destinato a ospitare il Deposito.
«Ci sono numerosi motivi per non realizzare a Campagnatico il Deposito nazionale di scorie nucleari – dice il sindaco di Campagnatico, Luca Grisanti – e, in accordo con l’assessorato regionale all’Ambiente, non parteciperemo al seminario organizzato da Sogin, che il 3 novembre avrebbe effettuato un focus su Campagnatico e su Trequanda. Verrà inviato un atto della giunta regionale che ribadisce la contrarietà ai siti toscani, così come anticipato nei mesi scorsi».
L’atto citato da Grisanti sono le osservazioni del Comune di Campagnatico in cui l’ente esprime la sua contrarietà al sito e l’assenza dei comuni toscani. Al convegno di Sogin non parteciperanno neanche gli altri sindaci dei territori individuati per lo stoccaggio.
«Il gioco di squadra tra Comuni e Regione è fondamentale – sostiene Grisanti – e in questa partita possiamo vincere solamente stando uniti».
Sulle osservazioni alla proposta di Sogin rispetto alla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee il Comune di Campagnatico ha presentato una minuziosa relazione. «Sono quattro i temi principali su cui fondiamo la nostra contrarietà – afferma Grisanti – e si basano su due fattori: quello dei trasporti terrestri e delle valenze naturali del sito».
Sui trasporti terrestri c’è un elemento principale. «La valutazione – dice il sindaco – è stata fatta senza considerare una rete viaria fatta di percorsi antichi e dall’elevata valenza storico-paesaggistica che attraversano borghi, centri antichi e campagne di pregio». Va poi considerato l’aspetto naturale, ma anche geomorfologico. «Partiamo – aggiunge – dalle pendenze e dall’assenza di aree di fagliazione», ovvero il processo di rotture delle rocce della crosta terrestre lungo piani di frattura chiamati faglie. «Le prime – spiega Grisanti – nella zona individuata, sono superiori al dieci per cento come previsto come livello massimo, ma anche a livello di fagliazione ci sono criticità. Tra le cause di esclusione ci sono anche i rischi idraulici e qui non possiamo trascurare la vicinanza del fiume Ombrone. Lo stesso fiume, inoltre, dopo soli otto chilometri attraversa il Parco della Maremma e qui subentrano i rischi per l’ambiente, con zone di nidificazione e faunistiche protette, anche di livello comunitario. Proprio il collegamento rappresentato dall’Ombrone con i comuni vicini è da considerarsi un altro motivo per cui il sito nel Comune di Campagnatico è, per le osservazioni presentate, da escludere».
C’è poi l’aspetto delle produzioni agricole. «Il Comune di Campagnatico – prosegue Grisanti – è territorio dall’elevata valenza agrosilvopastorale, con produzioni di qualità e un numero intenso di prodotti di origine protetta e garantita».
Per Luca Grisanti, dunque, ci sono molti motivi per dire no al sito e per dimostrare che non è quello di Campagnatico il luogo idoneo. «Lo abbiamo detto fin dal primo momento – conclude Grisanti – Quella che all’inizio poteva essere un’opposizione di buonsenso, oggi è supportata anche dai pareri tecnici che sono inconfutabili. Per questo ringrazio gli uffici tecnici della Regione, le sindache di Civitella e Cinigiano per le osservazioni fatte nell’ambito del piano strutturale intercomunale e i comuni che hanno già portato nei vari consigli comunali una delibera contro la realizzazione del Deposito di scorie nucleare».
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