Il Tirreno

Grosseto

Storie e mestieri del Cemivet svelati nelle Giornate Fai

nicole terribile

Il sito militare, insieme alla caserma Savoia, ha aperto le porte degli spazi museali 

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la visita

nicole terribile

Un piccolo viaggio alla scoperta di alcune icone militari del territorio maremmano. Le porte del Centro militare veterinario e della sala museale “Savoia Cavalleria” hanno aperto le proprie porte ai visitatori in occasione delle giornate Fai d’autunno.

Ogni anno le Giornate Fai (Fondo ambiente italiano) prevedono l’apertura straordinaria di luoghi d’arte e cultura che non sono accessibili durante il resto dell’anno, o comunque hanno ingressi limitati. Quest’anno, in occasione del centenario della traslazione del milite ignoto, il Ministero della difesa ha collaborato con il Fai per aprire alla visita alcuni luoghi militari. A Grosseto queste giornate sono state l’occasione per visitare appunto il Centro militare veterinario (Cemivet) e la sala museale del reggimento “Savoia Cavalleria”.

«Le Giornate Fai d’autunno sono un’occasione straordinaria per scoprire il territorio in cui viviamo, ma anche per sostenere il fondo ambiente italiano ed i suoi progetti di tutela e valorizzazione del patrimonio architettonico, storico e artistico italiano», afferma Mariapia Vecchi, capo della delegazione Fai della provincia di Grosseto.

Viaggiando sulla Castiglionese è impossibile non notare il centro militare veterinario, anche per il colore rosso dei suoi edifici. Una realtà che è presente nel territorio maremmano da circa 150 anni. I grossetani non si sono lasciati scappare l’occasione di visitare il centro. Centinaia le persone che sabato e domenica si sono iscritte alle visite. Gruppi formati da una decina di persone con partenza ogni mezz’ora circa. Persone di tutte le età, tra cui anche bambini, hanno osservato meravigliate le bellezze che il centro ha da offrire. «Ho visto tantissima gioia nelle persone, tutte avevano un sorriso sul viso. Questo è un luogo che fa bene alla mente e allo spirito», racconta Vecchi.

A condurre la visita Alessandro Cellini, che ha portato alla scoperta del centro, con i suoi aneddoti e i suoi manufatti. La famiglia di Cellini ha lavorato per decenni all’interno del centro; lui è cresciuto là dentro, e i suoi racconti hanno reso la visita ancora più carica di emozione. Le persone che hanno partecipato si sono dimostrate tutte molto interessate, come dimostrato anche dalle numerose domande che sono state rivolte alla guida e al comandante, il colonnello Mario Piero Marchisio, che ha accompagnato i visitatori.

Partenza dall’orologio centrale e dopo un racconto della nascita del Centro militare veterinario, presenti due butteri a cavallo, il percorso si è diretto verso il museo, situato in quello che era l’unico fabbricato presente al momento della sua fondazione.

Il museo è carico di manufatti, ferri di ogni misura, foto, scheletri e persino un calesse e una carrozza. «Qui c’è la storia. Qui c’è la scienza della veterinaria e della mascalcia. Un patrimonio che abbraccia il territorio della maremma, dato che sono presenti anche tanti oggetti provenienti dal mondo contadino», commenta il colonnello Marchisio. Lo spazio a disposizione per il museo non è molto, difatti il comandante spera che un giorno potranno avere spazi più ampi per poter dedicare a ogni oggetto maggiore attenzione e delle spiegazioni più approfondite. «Servirebbero delle settimane per farsi spiegare tutto», ha commentato un visitatore a questo proposito.

La tappa successiva è stata una delle preferite dai presenti: si è assistito alla creazione di un ferro di cavallo. «Mi è sembrato di assistere a un concerto, è stato davvero bellissimo. Una sintonia unica», ha commentato una signora. «Hai sentito che bel ritmo?», ha continuato un’altra. Due esperti hanno mostrato come nasce un ferro di cavallo: si getta tra le fiamme, si estrae, si batte, si forgia, si rigetta tra le fiamme, lo si lavora finché non è pronto per essere apposto al cavallo. Per darsi il giusto ritmo, i due hanno scandito il tempo battendo i martelli su un’incudine, il che ha creato una sorta di melodia, affascinando tutti gli attenti osservatori, cui è stato anche regalato un ferro di cavallo – rigorosamente usato, come porta fortuna – e un poster ricordo.

La visita è proseguita verso il museo di podologia, un qualcosa di unico a livello italiano e che riproduce la storia della mascalcia. Lì erano presenti ferri di cavallo di vario tipo – ogni cavallo, mulo o bovino ha zoccoli diversi, cui i ferri devono essere adattati – ma anche ossa di cavallo, un feto e altri reperti, che rappresentano anche oggetti di studio per gli studenti di veterinaria che visitano il centro durante l’anno.

Cellini ha poi portato il gruppo verso la chiesa, che ha visto convolare a nozze molte coppie grossetane. Al suo interno è presente anche la statua di Sant’Eligio, protettore dei veterinari e dei maniscalchi.

Ha concluso il tour l’esibizione di un cane del gruppo cinofilo, accompagnato dal suo addestratore. A rubare il cuore dei presenti è stato però Ben Ten, definito una vecchia gloria del gruppo cinofilo; un vecchio pastore tedesco con una paralisi alle gambe posteriori. In condizioni normali sarebbe stato soppresso, ma grazie ai militari che lo hanno adottato, il vecchio Ben Ten può continuare a scorrazzare libero – con un supporto – per la tenuta e farsi coccolare dai visitatori. Il gruppo cinofilo dell’ente è l’unico reparto dell’Esercito Italiano deputato alla formazione di cani per la lotta agli ordigni esplosivi.

Queste due giornate sono state l’occasione per riscoprire un pezzo della storia (e non solo) della Maremma, ma anche per ricordare coloro che sono caduti in guerra. Attraverso i racconti di Cellini si è potuto conoscere la storia di persone che nel corso dei decenni hanno perso la vita in guerra.

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