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Cala di Forno a Bertelli, petizione a Franceschini per comprare le torri
L'amministratore delegato non avrebbe intenzione di realizzare alcuna attività imprenditoriale, ma solo di prenderci casa
MAGLIANO IN TOSCANA. È ormai di dominio pubblico la notizia dell’acquisto della tenuta Vivarelli Colonna, alle spalle di Cala di Forno, nel Parco della Maremma, da parte dell’imprenditore Patrizio Bertelli, amministratore delegato di Prada, che ha firmato il rogito lo scorso 29 settembre con le attuali proprietarie, le sorelle Antonella, Francesca e Sabina Vivarelli Colonna.
Bertelli non avrebbe intenzione di realizzare alcuna attività imprenditoriale, ma solo di prenderci casa. La notizia dell’acquisto ha messo in allerta i fruitori della spiaggia di Cala di Forno, gioiello incontaminato della Maremma dove fare il bagno insieme ai daini è ormai una consuetudine.
Quando l’amministratore delegato di Prada diventerà proprietario di questo angolo di paradiso, continuerà, come hanno fatto per anni le attuali proprietarie, a sottoscrivere gli accordi col Parco per permettere ai turisti di accedere alla spiaggia passando dalla sua proprietà, o no?
Sull’onda di questo timore il quotidiano “Domani” ha pubblicato nei giorni scorsi un articolo in cui fa appello al ministro della Cultura Dario Franceschini perché «salvi Cala di Forno», esercitando il diritto di prelazione sull’acquisto di quel che, nella tenuta, il ministero può acquistare: due torri rinascimentali e l’ex Dogana. C’è tempo 60 giorni dalla firma del rogito. Ma il quotidiano non si è fermato qui.
“Domani” ha lanciato anche una petizione sul portale change.org che invita Franceschini a intervenire.
«La tenuta acquistata da Bertelli – si legge nella petizione – include un’ampia area boschiva, la spiaggia su cui scorrazzano liberi daini e caprioli, l’Antica Dogana e le case coloniali. E, soprattutto, le torri rinascimentali, erette dai Medici sui basamenti di precedenti costruzioni medievali. Un patrimonio naturalistico e culturale che d’ora in poi sarà inaccessibile al pubblico. A meno che lo Stato non decida di esercitare la prelazione per acquistare le Torri».
D’altro canto la tenuta è proprietà privata dal Cinquecento, epoca alla quale risale l’acquisto da parte del casato Vivarelli Colonna.
Di questo patrimonio non fa però parte la spiaggia di Cala di Forno, che è demanio marittimo.
Il punto è che, da terra, Cala di Forno è accessibile solo entrando nella tenuta Vivarelli Colonna, passando dalla spiaggia di Collelungo e poi dal bosco (sentiero A4 del Parco) oppure dal sentiero alle spalle della tenuta. Entrambi, al momento, chiusi, ma in passato percorribili grazie a convenzioni stipulate tra le proprietarie e il Parco.
Prosegue la petizione: «Cala di Forno è un’area vincolata, sottoposta alle norme stringenti che regolano il Parco: Bertelli non potrà edificare un resort di lusso, ma potrà evitare di avere intorno turisti, escursionisti e amanti del trekking, impedendo loro di arrivare nella zona».
Va precisato che l’unica prelazione riservata al ministero della Cultura è quella sui beni storici e architettonici, in questo caso le due torri – della Bella Marsilia e di Cala di Forno – e l’Antica Dogana (questa però venduta proprio dal ministero alle Vivarelli Colonna appena cinque anni fa). E che, comunque, se anche le due torri diventassero pubbliche, ciò non influirebbe sul percorso per arrivare alla spiaggia di Cala di Forno, che rimarrebbe comunque inaccessibile, a meno di accordi col privato, dato che la strada per arrivarci passa altrove.
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