Sicurezza
Green pass al lavoro, aziende pronte tra smart working e massimo rigore
Un grande studio medico, un’azienda informatica e una meccanico-siderurgica a confronto: come ci si prepara al debutto
Massimiliano Frascino
grosseto. Tutti su di giri in vista dell’entrata a regime, da oggi, delle nuove regole sull’obbligo di esibire il Green pass nei luoghi di lavoro. C’è consapevolezza della necessità di arginare il virus, ma la norma è farraginosa e le aziende sono in ansia da prestazione. Ognuna con le sue peculiarità.
All’istituto Salus hanno il doppio problema di gestire il flusso continuo dei pazienti e dei controlli a dipendenti e collaboratori. «I pazienti – spiega la direttrice amministrativa Rosaria Olivieri – non sono obbligati a portare il Green pass, perché gli va garantito l’accesso alle cure. Gli accompagnatori invece devono averlo, e non possono sostare in aree comuni o negli ambulatori. Capisce che con il flusso di persone continue che abbiamo, questo ci crea qualche problema. I nostri dieci dipendenti, invece, li controlliamo tutti i giorni con l’applicazione per il Green pass. A medici e fisioterapisti che collaborano con il centro, invece, facciamo controlli a campione». Nella hall ci saranno cartelli con le istruzioni per il pubblico, e in azienda stanno pensando a comunicazioni audio ripetute ogni 15-20 minuti. «Dedicare un addetto a fare da filtro all’ingresso sarebbe troppo costoso».
In teoria i datori di lavoro potrebbero non sapere chi fra i dipendenti non si è vaccinato, ma nelle aziende tutti sanno. Alla Salus, ad esempio, non ci sono no-vax. Ai professionisti sanitari convenzionati ci pensano gli Ordini professionali.
Alla EM-Sistemi, azienda che commercializza e fa assistenza di sistemi informatici per aziende, ci sono 27 dipendenti e due sedi. A Grosseto e una filiale a Siena. «Da alcuni giorni stiamo lavorando all’aggiornamento del protocollo di prevenzione, e alla comunicazione a dipendenti, clienti e fornitori – spiega il titolare Ernesto Bindi – Si tratta indubbiamente di una complicazione per l’attività aziendale, ma siamo in grado di gestirla. Noi abbiamo solo due o tre persone che hanno rinunciato a vaccinarsi. Siccome chiediamo continuità aziendale, abbiamo trovato la soluzione dello smart working (telelavoro). Che per un’azienda come la nostra è modalità di lavoro già ampiamente testata. Questo ci consente di superare i problemi. Poi naturalmente effettuiamo i controlli giornalieri sui Green pass dei dipendenti, che sono tutti molto collaborativi, mentre loro autocertificano la temperatura corporea».
Tecnoseal, uno dei pochissimi produttori mondiali di anodi sacrificali in zinco, alluminio e magnesio per la protezione catodica di barche da diporto, navi e impianti industriali, è un’azienda del settore meccanico/siderurgico con 60 addetti. «Noi – spiega l’amministratore delegato Filippo Soffici – Per fortuna abbiamo solo tre dipendenti non vaccinati. La politica aziendale è stata sin dall’inizio molto rigida. Ai dipendenti abbiamo comunicato che chi non si fosse vaccinato, avrebbe dovuto comunque presentarsi al lavoro con il Green pass temporaneo che viene consegnato dopo aver fatto il tampone ed essere risultati negativi. Pena l’immediata sospensione dal lavoro senza il pagamento dello stipendio, né la maturazione di ferie e Tfr. Come ci consente la legge». I no-vax presenti in azienda hanno tutti mantenuto le proprie mansioni originarie.
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