Lutto
Un futuro senza infortuni da costruire con gli studenti
GROSSETO. Durante la manifestazione per la 71esima giornata nazionale per le vittime del lavoro, il dirigente territoriale Inail, Carmine Cervo, ha voluto ringraziare Anmil per il suo ruolo nella diffusione della cultura della prevenzione in materia di sicurezza. Proprio questa è stata una delle tematiche su cui si è incentrato l’intervento del reggente territoriale Anmil, Giuseppe Diamanti. «Andiamo nelle scuole e raccontiamo i nostri infortuni. Quando raccontiamo, centinaia di ragazzi poggiano i telefonini e ci ascoltano, veramente», racconta. Per sensibilizzare le persone all’importanza della sicurezza sul lavoro è essenziale che anche i giovani che non hanno cominciato a lavorare siano consapevoli dei rischi cui vanno incontro.
Non a caso “ne valeva la pena?” è stato lo slogan della giornata di ieri. La mancanza di conoscenza sui potenziali pericoli è una delle cause degli infortuni sul lavoro.
David Magini, consigliere nazionale e membro del comitato esecutivo dell’Anmil, ha provato sulla propria pelle cosa significhi. «Io ho avuto un infortunio a 17 anni, nel 1984. Lavoravo nella ristrutturazione edilizia; mi dissero di andare su una finestra al terzo piano e da lì sono caduto. A 17 anni uno si crede Superman e pensa che non possa mai succedere niente», afferma Magini. L’associazione crede che il cambiamento debba partire dai giovani, dai futuri lavoratori e dirigenti d’impresa.
Proprio per questo uno degli obiettivi di Anmil è inserire la sicurezza come materia da studiare nelle aule scolastiche. «Quando i ragazzi andranno a lavorare dovranno riuscire a garantire a tutti i lavoratori gli ausili necessari per la sicurezza di ognuno; e dovranno essere in grado di dire “No, non lo faccio perché rischio la vita e la mia incolumità”», ribadisce Diamanti. Ma una persona può rifiutarsi di svolgere un’attività solo se è consapevole del fatto che ciò che sta per fare può essere pericoloso. «Non basta far firmare un foglio per assicurarsi che le persone siano informate», prosegue il reggente Anmil.Per cercare di diffondere ulteriormente la cultura della sicurezza, l’associazione ha organizzato in questo anno 38 corsi online, con circa 370 frequentanti e più di 3600 ore di formazione. Ogni persona che ha frequentato i corsi potrà portare un contributo nelle scuole, ma anche nell’azienda in cui lavora. Attraverso un’attenta e costante opera di sensibilizzazione, a partire dai più giovani, Giuseppe Diamanti ha affermato che il suo obiettivo ultimo è che l’associazione sparisca. «Se l’associazione sparisce significa che non ci sono più infortunati sul lavoro. È un’utopia, ma ci proveremo».
N.T.
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