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Ospedale da potenziare Motus si rivolge a Casamenti e Chelini

I.A.

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orbetello. Motus, il Movimento tutela della sanità, si appella al sindaco riconfermato di Orbetello Andrea Casamenti e al neoeletto di Capalbio Gianfranco Chelini perché agiscano per tutelare l’ospedale il San Giovanni di Dio.

Motus è nato nel 2018 e da allora ha cercato di essere un pungolo per le istituzioni, tant’è che al movimento non sfugge che Casamenti sia stato presidente della conferenza zonale dei sindaci, «e forse – dice Roberto Carini, portavoce di Motus – lo sarà anche in futuro».

«Pensiamo che sia importante – aggiunge Carini – mettere in evidenza ciò che deve essere rivisto anche se alcune di questioni non dipendono dai sindaci ma dalla Asl».

Ecco cosa chiede Motus ai sindaci di Orbetello e Capalbio perché siano garanti e monitorino la situazione dell’ospedale San Giovanni di Dio.

Primo: «Ci sarà da occuparsi delle difficoltà del personale che fa assistenza su un territorio vasto: dovrebbe essere potenziato non solo l’organico, ma i mezzi, gli strumenti e sopratutto ci dovrebbe essere una migliore organizzazione e valorizzazione del personale che opera a stretto contatto con i pazienti, sopratutto in questo periodo di pandemia da coronavirs».

Secondo: «All’interno della struttura ospedaliera – continua Carini – crediamo debba essere potenziato l’organico con medici che abbiano come sede lavorativa Orbetello e non ricorrere a professionisti che giornalmente vengono spostati dalle loro sedi esterne di lavoro».

Terzo: «È necessario assumere personale sanitario, sia medico che infermieristico, per aumentare il numero delle visite specialistiche da assicurare giornalmente per abbattere le liste d’attesa».

La situazione, secondo il Motus, deve migliorare anche sul fronte della burocrazia: «Bisogna eliminare la troppa documentazione da compilare a cura dei medici e infermieri che riduce il tempo da dedicare all’ascolto e alla visita del paziente spesso svolta in pochi minuti».

Altra nota dolente è quella della realizzazione della Casa della salute. «In questi ultimi dieci anni – conclude il portavoce Carini – si è detto tutto e siamo punto e a capo, tanto è vero che si sta ancora discutendo se l’ex area Inam sia sufficiente a ospitare o se sia necessario prevedere altro spazio o se farla ex novo altrove».

I.A.

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