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A 9 anni dall’alluvione di Albinia «Le promesse sono rimaste tali»
Chi vive lungo il corso dell’Albegna ha paura: appello all’assessora Monni sottoscritto da tre sindaci
Ivana Agostini
orbetello. Non vogliono più vivere con il timore di perdere tutto ciò che possiedono: «Basta con le promesse, vogliamo risposte concrete ed è necessario convocare un tavolo istituzionale dove si discuta dell’Albegna».
È l’accorato appello che l’associazione Vita – acronimo di Volontari indipendenti per il territorio dell’Albegna – rivolge all’assessora regionale all’ambiente Monia Monni. Questa volta, però, l’associazione Vita non è sola. Il monito rivolto alla regione Toscana è stato sottoscritto anche dai sindaci del territorio della valle dell’Albegna: Andrea Casamenti per Orbetello, Mirco Morini per Manciano e Diego Cinelli per Magliano in Toscana.
Il 22 settembre c’è stato un incontro dell’associazione Vita con alcuni cittadini nel corso del quale è emersa tutta la loro preoccupazione per il rischio idraulico che ha il fiume Albegna, sotto la cui spada di Damocle vivono tutti coloro che abitano questo territorio.
«A distanza di ormai quasi nove anni da quel primo tragico e disastroso evento del 12 novembre 2012 – scrivono Vita e i sindaci – vediamo spendere soldi pubblici in opere e attività che poco o nulla hanno portato in termini di contenimento del rischio. Dopo l’evento del 14 ottobre 2014, soprattutto a seguito dell’incisività di centinaia di persone che spontaneamente diedero vita al Presidio di Marsiliana, ma anche alle azioni del Comitato il Ponte e dell’Associazione Vita che comunque aderirono attivamente a quel Presidio, ci fu la promessa alla popolazione da parte delle istituzioni, della Regione Toscana in primis in quanto ente con competenza diretta, di garantire il raggiungimento di un certo grado di sicurezza, quanto meno accettabile, per poter vivere serenamente nelle proprie abitazioni».
Cosa è accaduto dopo questa promessa? «Questa promessa – aggiungono – unita alla realizzazione di alcune opere e alla clemenza delle condizioni meteo negli anni subito successivi ha smorzato la nostra rabbia e ha assopito l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema. Purtroppo con l’osservazione costante da parte della nostra associazione dei lavori e degli interventi fatti in questi anni nel fiume Albegna e sui suoi affluenti e l’analisi di quanto accaduto nell’evento del 16-17 novembre 2019 possiamo affermare senza paura di essere smentiti che le opere di difesa esistenti, quindi anche quelle realizzate in questi anni, non sono in grado di garantire quella sicurezza che ci era stata promessa, né lo sarà il canale scolmatore (ex cassa di espansione di Campo Regio) in via di cantierizzazione».
«Sappiamo – concludono il loro appello sottoscritto convintamente dai tre sindaci Casamenti, Morini e Cinelli – come per altro abbiamo sempre sostenuto, che le uniche opere utili per poter mantenere quella promessa di sicurezza idraulica di tutto il bacino sono quelle che puntano al rallentamento delle acque nelle zone di monte del bacino; sono quelle che possano impedire alle acque di raggiungere le zone di valle alla velocità incredibile di nove metri al secondo; sono quelle che andrebbero a risolvere problemi come l’approvvigionamento idrico e l’antincendio boschivo».
Poi puntano dritti al bersaglio: «Abbiamo bisogno di incontrare urgentemente l’assessora regionale all’ambiente Monia Monni, i tecnici della Difesa Suolo e del genio civile insieme ai nostri sindaci, che condividono le nostre preoccupazioni».
I cittadini con i loro sindaci attendono dunque una risposta: che deve arrivare da Firenze. .
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