Il dolore
Leonardo Culicchi: «Io non mollo, la coalizione è viva e crescerà»
Il candidato di “Partecipa!” analizza la batosta elettorale e guarda agli scenari futuri «Non abbiamo avuto il tempo per far comprendere ai cittadini la nostra proposta di città»
L’INTERVISTA
EMILIO GUARIGLIA
Tutto si potrà dire di lui tranne che non ci abbia provato per davvero. Leonardo Culicchi, assicuratore con la passione per la politica, fu tra i primissimi segretari comunali del Pd di tutta Italia a rompere gli indugi per costruire un’alleanza organica locale con il Movimento 5 Stelle. Era appena iniziata l’estate 2020, il governo era il Conte giallorosso e dopo qualche mese, a Grosseto ben prima che altrove, alleanza fu. Trovata la quadra su regole e principi condivisi – e incassato l’appoggio di gran parte della sinistra e della neonata civica Grosseto Città aperta – la scelta del candidato sindaco da contrapporre al lanciatissimo Vivarelli Colonna si rivelò però a ostacoli. Finché, ormai a ridosso dal voto, la coalizione decise che il candidato doveva essere proprio lui. I maligni parlarono di scelta di ripiego, Culicchi da subito si lanciò nella mischia per dimostrare il contrario. Una rincorsa generosa che negli ultimi giorni prima del voto aveva fatto sperare la coalizione “Partecipa!” nel miracolo ballottaggio. E invece nessun miracolo, Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha vinto per distacco, 56 a 31.
Culicchi, non credo sia contento del risultato...
«No, sinceramente speravo nel ballottaggio, pur rendendomi conto che noi eravamo partiti solo il 10 giugno con la mia candidatura: tre mesi di tempo per far conoscere la nostra proposta da contrapporre a chi invece governava da cinque anni».
E qual era la vostra proposta?
«Una coalizione davvero unita, che punta sulla valorizzazione di capacità e competenze e non sul mantenimento di equilibri politici interni come accade nel centrodestra, dove il criterio è “chi prende più voti comanda” a prescindere da cosa sappia fare. Questo perché davanti a noi ci sono cinque anni importantissimi, nei quali conteranno i programmi ma ancor prima la macchina che dovrà metterli in atto: il Piano nazionale di ripresa e resilienza non è la panacea di tutti i mali come alcuni pensano, ma un sistema estremamente complesso di bandi che bisogna saper scegliere e costruire sulle necessità specifiche della città. Per questo volevamo un tavolo permanente di concertazione, perché fosse la città, prima ancora dei suoi amministratori politici, a indicare le linee strategiche di accesso al Pnrr».
Gli elettori però non vi hanno premiato. Come se lo spiega?
«C’è un dato pesante di astensione. Chi non è andato a votare non ha capito quanto importanti saranno i prossimi cinque anni. A chi non crede più nella politica, posso dire che ha scelto il momento sbagliato. C’è poi un consenso schiacciante per Vivarelli Colonna che arriva da zone, come Marina o Barbanella, in cui lo stesso sindaco era fortemente criticato per aver fatto poco o nulla. Credo insomma di non aver avuto abbastanza tempo per far conoscere mio messaggio e il lavoro della coalizione».
C’è qualcosa che la rende orgoglioso, di questi quattro mesi?
«Sono orgoglioso di aver fatto una campagna elettorale bella e propositiva, ottenendo il riconoscimento di tantissimi grossetani e dei quasi 11mila voti che attraverso le varie forze sono arrivati su di me. Riparto da qui».
E cosa invece non rifarebbe?
«Assolutamente niente. Non ho rimpianti. Avrei voluto due o tre mesi in più. Ricordo che un sondaggio, a gennaio scorso, dava Vivarelli Colonna oltre il 60 per cento...».
A proposito di percentuali: il suo Pd si conferma primo partito in città. Da ex segretario la consola?
«Il Pd ha dimostrato di volersi e sapersi mettere a disposizione della città, della coalizione e di tutto il mondo del centrosinistra. È andato sul concetto dei “rifiuti zero”, ha messo la partecipazione come primo punto del programma, ha schierato il suo segretario in campo. E oggi dimostra di essere il motore dell’opposizione, portando 8 consiglieri in Comune, il massimo tra i partiti».
Ma dopo una sconfitta così sonora la coalizione che destino ha?
«La coalizione è nata nel posto più sano e più solido, il consiglio comunale. E lì continuerà, attraverso il nostro lavoro di opposizione, la costruzione di un allargamento a nuove realtà della città. “Partecipa!” va avanti».
Ma la voglia c’è davvero?
«Io non mollo. Ho iniziato un percorso e non mollo. Se il sindaco in una città è il numero uno, il capo dell’opposizione ha la responsabilità del numero due. Ripeto, non mollo. Il mio compito è portare avanti la linea e una volta costruito il percorso, al prossimo appuntamento non arriveremo impreparati. Ripartiremo molto, molto prima».
E da cosa si riparte?
«La prima battaglia sarà per la difesa dei negozi di prossimità e la rigenerazione di quartieri e frazioni. Anche su questioni apparentemente piccole, come quella dei pozzi irrigui: prima o poi il sindaco dovrà dire se li riapre o no».
Proprio il sindaco ha detto che è pronto a tendere la mano alle opposizioni per collaborare in un momento così particolare come quello del Pnrr. Pensa che ci siano margini per questa collaborazione?
«Sono cinque anni che Vivarelli Colonna dice tutto e il contrario di tutto. Non serve che il sindaco ci tenda la mano, ma che la città capisca il valore delle nostre proposte. E allora lui la mano dovrà tenderla per forza».
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