Il dolore
Finti carabinieri, anziani sventano il colpo
Un sedicente maresciallo suona il campanello in due case, ma i pensionati non ci cascano. «Ci sono troppi ladri in giro»
Elisabetta Giorgi
STICCIANO. «Io non mi fido. Ci sono un sacco di ladri in giro con il tesserino falso. E chi me lo dice che siete carabinieri? ». Sveglia è stata un’arzilla e anziana signora che ha sventato una truffa a Sticciano scalo. Un truffatore, che ieri mattina si era presentato a casa sua con un complice sotto mentite spoglie, dicendo di essere un militare dell’Arma, si è visto sbattere la porta in faccia. E male gli è andata anche in un altro paese a una dozzina di chilometri di distanza, dove ha virato per vedere se stavolta racimolava qualcosa. Anche qui ha provato a truffare e derubare due coniugi attempati ma si è visto rispondere picche. Le due tentate truffe risalgono a ieri mattina, a stretto giro l’uno dell’altro. La prima verso a Sticciano scalo, la seconda a Braccagni.
A Sticciano, sono le 9, 30 circa quando qualcuno suona alla porta di una signora che abita da sola. Lei si affaccia. Due uomini sono giunti a bordo di una Volvo nera, ma solo uno si avventura al campanello, mentre l’altro resta in macchina al volante.
Colui che si fa avanti alla porta tenta di farsi aprire con una scusa. Non è in uniforme ma dice di essere un carabiniere. Le dice che dentro casa sua «c’è stato un furto», sperando di convincerla che qualcuno sia entrato di soppiatto e lei non se ne sia accorta. Ma l’anziana è sveglia e determinata. Non apre. «Lei non entra». A quanto pare lui le fornisce pure una specie di tesserino, ma lei si fa trovare pronta. Non ci casca. «Sa quanti ladri ci sono in giro col tesserino falso...». Al poveretto non resta che andarsene, sale nella Volvo e si allontana col complice. I due cambiano zona. La macchina approda dalle parti di Braccagni e nel mirino finisce un’altra casa abitata da una coppia di anziani, marito e moglie. Il copione è solo in parte simile: la Volvo parcheggia nei pressi dell’abitazione con il tipo al volante mentre l’altro va a scampanellare. Si qualifica come maresciallo, non sfodera il tesserino. Non è in uniforme. E dice che in zona c’è stato un grosso incidente. «Si è rovesciato un camion che trasportava gas», spiega i l sedicente militare che deve verificare «che l’acqua non sia contaminata». Chiede di entrare a verificare. Deve andare in bagno perché c’è bisogno di “annusare l’acqua” per capire se sia a posto. La richiesta è che, durante le verifiche, la coppia metta soldi e gioielli in una busta per una maggiore sicurezza. Ma è difficile capire il collegamento, tant’è che l’anziano sbotta. «Cosa c’entrano soldi e oro?».
L’uomo insospettito dice pure di voler chiamare sua figlia. E così anche stavolta la truffa non va in porto. Il tizio fugge via anche stavolta a mani vuote. Quello dell’acqua contaminata è un copione che sta prendendo sempre più piede. Ma probabilmente grazie alle iniziative di sensibilizzazione in corso – e che spesso vedono proprio i carabinieri protagonisti di incontri con la popolazione – la vita dei truffatori si sempre più dura.
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