Proteste
«Una commissione per rigenerare la città già edificata»
La costituirà l’architetto Chigiotti, con i relatori del convegno «No al consumo di nuovo suolo, sì agli interventi funzionali»
Massimiliano Frascino
GROSSETO. All’architetto Giuseppe Chigiotti piacerebbe avere «una ruspa gigantesca per spianare tutto da piazzetta Tripoli alle Quattro strade, per la gioia di dare spazio all’edilizia di qualità». Usa deliberatamente l’espediente dell’iperbole per introdurre un ragionamento da urbanista sugli esiti del convegno su “Rigenerazione urbana e centri storici: il caso Grosseto” svoltosi sabato scorso nell’aula Magna del Polo universitario grossetano e promosso da Confedilizia. Prima tappa di un percorso che s’annuncia lungo e impegnativo: riqualificare la città storicizzata attraverso la rigenerazione urbana.
«Posto che ormai è chiaro a tutti che non si può più consumare nuovo suolo, oggi occorre reintervenire in modo funzionale in parti di città già edificate, a suo tempo pensate per una popolazione giovane e una distribuzione commerciale che oggi non ci sono più. Con una pessima qualità edilizia». Oggi Chigiotti vede un decadimento diffuso, «con fenomeni di svuotamento di funzioni, come in via Roma, e di assenza di luoghi attrattivi nella città storicizzata», che va oltre i confini del centro storico propriamente detto, «ormai ridotto a un “mangificio”». Con periferie assediate da «villettopoli periurbane che tra 20 anni richiederanno a loro volta interventi di rigenerazione. Per ovviare ai danni del falso mito della villetta che rende liberi attraverso giardini nei quali non c’è intimità».
Non sarà un po’ drastico, architetto?
«Non mi pare. Al convegno i relatori, tutti di livello, non avevano condiviso in anticipo le proprie analisi. Ma tutti siamo arrivati alle stesse conclusioni. Bisogna intervenire per rivitalizzare la città».
Come si fa?
«Con un metodo di lavoro. La malattia la conosciamo. Va svolto un check up profondo della struttura urbana, poi vanno messe nero su bianco le proposte. Non facendo l’errore di scambiare l’arredo urbano per la rigenerazione. Equivarrebbe a mettere un cerottino a un malato di tumore».
Che cosa ne pensa della proliferazione dei supermercati?
«Sono un’evoluzione della malattia. Hanno sostituito i vecchi negozi di vicinato, ma l’e-commerce li soppianterà. Negli Usa sono già in crisi avanzata. E bisogna sin d’ora ragionare sulla loro rigenerazione in termini funzionali e prestazionali».
Di chi è la colpa, se ce n’è una sola?
«È iniziato tutto negli anni ’80. A Grosseto si è formato un tappo. Con un patto fra costruttori, proprietari dei terreni e sinistra di governo. Poi quell’alleanza è diventato un canone per tutte le amministrazioni. Sottrarrei a questa responsabilità il sindaco Pollini e l’architetto Piccinato, estensore del primo piano regolatore».
Lei vorrebbe ridisegnare la città. “Vaste programme” (programma vasto), parafrasando il generale De Gaulle.
«Non è detto. Bisogna pensare l’urbanistica in modo non ideologico. Come a mio parere è stato fatto coi vincoli alle facciate e alle sagome, introdotti dal piano Samonà. Bisogna ridare dignità alla città ripensandola in termini funzionali e prestazionali. Bisogna abbattere e rigenerare per superare gli errori di programmazione urbanistica. Che non si risolvono, ad esempio, disseminandola di telecamere».
E i costi?
«Si possono introdurre premialità in termini di volumi edilizi e oneri, in cambio di qualità urbana. Intervenendo in aree già dotate d’infrastrutture – strade, fogne, illuminazione – gli oneri possono essere eliminati, o ridotti».
Come ci si arriva?
«In veste di membro del comitato tecnico scientifico del Polo universitario, ho il compito di costituire una commissione che elabori una strategia di rigenerazione urbana. Ne faranno parte, fra gli altri, i relatori al convegno. Poi interloquiremo con gli amministratori a partire dal lavoro che sarà stato svolto».
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