Il Tirreno

Grosseto

via etiopia: il nodo irrigazione  

Sos pozzi irrigui e giardini secchi Protestano oltre 200 famiglie

Elisabetta Giorgi
Sos pozzi irrigui e giardini secchi Protestano oltre 200 famiglie

I cittadini chiedono che la gestione torni al Comune  o comunque sia regolamentata: «Siamo nel caos»

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Elisabetta Giorgi

GROSSETO. Giardini secchi e prati ingialliti. Terreni “crepati”. A Grosseto riesplode la polemica dei pozzi irrigui. Protesta un gruppo di cittadini residenti in via Etiopia che in questi mesi – scarseggiando l’acqua dai pozzi – si sono trovati i giardini secchi; il problema riguarda anche le strade confinanti, via Mozambico e via Madagascar per oltre 200 famiglie servite da un pozzo collocato in via Mozambico, che eroga acqua “tardivamente” e con scarsa pressione. Perché succede?

La storia parte da lontano, quando la “regia” (ovvero la gestione dei pozzi comunali a servizio dei giardini) era tutta comunale. Poi ad aprile 2017 il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e la sua giunta, insediati da meno di un anno, sulla base di una legge regionale annunciarono di aver deciso di non gestire più – e quindi non riaprire – i pozzi irrigui comunali da sempre usati anche da privati e condomìni. Da qui in poi la gestione passò repentinamente in capo ai privati, che hanno dovuto farsene carico attraverso gruppi di condomìni (tipo “supercondomìni”) nella figura degli amministratori. Sono scoppiate polemiche. Non tanto per le spese ordinarie (consumi pagati in quota parte, peraltro non eccessivi) quanto per la complicatissima gestione, che pur nel tentativo di unificazione in capo agli amministratori di condominio è sparpagliata tra strade, abitazioni e condomini. Anche con modalità diverse di pagamento, nel caso si tratti di villette o appartamenti nei condomini. I problemi diventano ardui soprattutto in presenza di utenti morosi, che non pagano le loro quote a differenza di altri che la pagano, come succede nella zona di via Etiopia. Per poter aprire l’acqua, gli amministratori di condominio attendono il corrispettivo dai privati, ma non possono obbligare nessuno a versarlo. Non ne hanno titolo. Fatto sta che «ogni anno a maggio – dice Miredo Lorenzoni – siamo assaliti dai dubbi se ci verrà ridata o meno l’acqua irrigua. Quest’anno è arrivata a fine giugno, e con bassissima pressione. L’amministratrice con tutta la buona volontà del mondo si sobbarca questo impegno, ma il problema ogni volta si ripresenta. Chi ha il giardino fronte/retro deve pure scegliere in quale parte annaffiare e in quale no...».

Lorenzoni parla accanto a un gruppo di altri cittadini confinanti e ugualmente contrariati, che indicano con utta l’amarezza del mondo i propri giardini secchi e le spese andate in fumo. Sono Claudio Peris, Francesco Valdambrini, Maurizio Pieri, Vincenzo Pierini, Domenico Pirrotta, Tiziano Bruni, Claudio Montini.

Il 16 giugno visto che l’acqua del pozzo non era stata aperta e i giardini ingiallivano, Peris ha provato ad avere un appuntamento con l’assessore Riccardo Megale per risolvere il problema, ma dopo ripetute chiamate in segreteria per un incontro chiarificatore, dice, «a oggi ancora non siamo riusciti a essere ricevuti e rinnovo qui la nostra richiesta». In vista delle elezioni comunali, dopo l’ennesima estate nera, i cittadini pongono il problema attraverso Il Tirreno chiedendo di «poter cambiare metodo ovvero tornare a una gestione pubblica dei pozzi da parte del Comune, com’era prima dell’insediamento dell’attuale amministrazione quando c’era Emilio Bonifazi, o comunque a una gestione che sia ben regolamentata visto che adesso non lo è. Ricordiamo – dice Lorenzoni – che i pozzi che servono i nostri giardini in origine sono stati costruiti dal consorzio Sugherella da cui noi abbiamo acquistato i nostri appartamenti, contribuendo con l’acquisto delle nostre case a pagare la costruzione dei pozzi stessi poi dati in gestione al Comune che ora ci ha inibito l’utilizzo». «Quattro anni fa – ricorda anche Peris – il sindaco impugnò la legge regionale sostenendo che l’utilizzatore finale dell’acqua irrigua dev’essere quello che si paga il servizio e lo gestisce, perché non è giusto che a carico della collettività vadano anche spese di chi come noi ha un giardino e cerca di tenerlo bene. Dimenticando però che sono tanti i servizi che molti non usano e pagano per gli altri. Io per esempio non vado sulla ciclabile, ma con le mie tasse si fa anche la ciclabile, non ho i bimbi all’asilo ma con le mie tasse i bimbi altrui vanno all’asilo. Nella collettività uno usufruisce di un servizio e io del suo. Qui si è ovviato al problema “delegando” a noi senza regolamentare nulla. Rinnoviamo l’appello a Megale di riceverci. E ci rivolgiamo agli amministratori pubblici e candidati perché rivedano questa situazione e ci rispondano quanto prima, per risolvere il caos in cui siamo stati lasciati».

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