Il Tirreno

Grosseto

LE DOMANDE AL FUTURO 

Digitale e fondi europei «Cosa fareste qui?»

Nicole Terribile
Digitale e fondi europei «Cosa fareste qui?»

I giovani di Grosseto Grow stimolano la discussione su come utilizzare i soldi in arrivo per la loro generazione

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GROSSETO. Parola ai giovani. Ieri Il Tirreno ha voluto invitare due rappresentanti dell’associazione di studenti “Grosseto Grow”, per porre domande ai candidati.

Leonardo Repola ha chiesto un punto di vista sulla digitalizzazione e su come il Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza, nda) potrebbe aiutare l’Italia a raggiungere i livelli di sviluppo degli altri Paesi.

Rinaldo Carlicchi: «Investire sui giovani è fondamentale, ma c’è bisogno della banda larga, non di un’azienda che devasta la città, per poi mettere la fibra solo in una parte». Dario Bibbiani: «Per i giovani la situazione è grave, soprattutto per quanto riguarda i rapporti di lavoro, dato che si basano su stage, apprendistati e tirocini “fasulli”. Con quale spirito possono affacciarsi nel mondo del lavoro?», si domanda.

«Lo Stato se ne frega dei giovani», dice Carlo Vivarelli. «La banda larga prosegue – dovrebbe essere di competenza comunale, e non lasciata nelle mani del mercato».

Emanuele Perugini parla della «necessità di fare un passo avanti per quanto riguarda la digitalizzazione».

Marcello Campomori descrive il mondo come «diviso tra due popolazioni: chi è digitalizzato e chi non lo è. Dobbiamo ridurre il gap; per farlo ho pensato a un “mediatore digitale”». Matteo Di Fiore concentra la sua risposta sulle difficoltà di applicazione del Pnrr e poi rivolge un appello ai giovani. «A noi giovani dico di istruirci, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza; di agitarci, perché abbiamo bisogno del nostro entusiasmo; e di organizzarci, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra forza». Per Leonardo Culicchi «la buona applicazione del Pnrr rappresenterebbe un risultato importantissimo per le nuove generazioni di Grosseto».

Gregorio Gabbrielli, altro giovane rappresentante di Grosseto Grow, focalizza la sua domanda sull’urbanizzazione e sulla gestione delle mura medicee. Perugini parla «di una pianificazione che non duri solo cinque anni, il tempo di un mandato, e che sia frutto di una collaborazione. I lavori da fare per Grosseto sono tanti, tra i quali ricorda la necessità di limitare l’ingresso di mezzi pesanti come i camion».

Anche Culicchi incentra la sua risposta sull’organizzazione stradale di Grosseto «in particolare per quanto riguarda la zona artigianale».

Bibbiani ricorda che combattere contro l’espansione dei “mattoni” è difficile. E punta il dito sul verde curato « fasi alterne» sulle mura. Carlicchi dice che «le mura hanno bisogno di nuovi progetti per essere rivitalizzate». Una gestione del verde intelligente sulle mura è ciò che serve, secondo Campomori, «oltre a una segnaletica che le indichi, soprattutto ai turisti».

Vivarelli sostiene «che lo sviluppo urbano di Grosseto non sia stato casuale, ma che si sia verificato solo laddove convenisse, senza un’organizzazione complessiva».

Di Fiore parla «di una visione della città che vada a recuperare il suolo consumato e inutilizzato. C’è la necessità di un eventuale sviluppo urbano che sia compatibile con il territorio e che tenga conto dei vincoli idrogeologici. Le mura, poi, devono avere vita come centro di aggregazione culturale e sociale della città».

Nicole Terribile

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