Il dolore
Il padrino e la madrina aboliti dalla cresima
Storica svolta del vescovo Giovanni, caldeggiata dal papa che ha invitato a rinnovare prassi ormai “appesantite”
Maurizio Caldarelli
GROSSETO. Cambiano le disposizioni della cresima nella Diocesi di Grosseto, con una svolta destinata a cambiare la storia: l’abolizione delle figure del padrino e della madrina della cresima, un ruolo molto ambito in ambito soprattutto familiare.
L’orientamento, sotto forma di disposizione, è stato annunciato e presentato dal vescovo Giovanni ai sacerdoti al termine delle tre giornate diocesane di formazione, che si sono svolte nei giorni scorsi.
Monsignor Roncari tra l’altro aveva già assunto questo provvedimento per la diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. La decisione di dare un taglio al passato è stata caldeggiata da Papa Francesco, che ha invitato a più riprese a uscire dal «comodo criterio del si è fatto sempre così», cercando di rinnovare prassi che, con il tempo, si sono appesantite o hanno perso le motivazioni di fondo.
È per questo che il vescovo ha stabilito che ogni parrocchia faccia un cammino diverso dal passato, che approdi all’abolizione delle figure del padrino e della madrina della cresima.
«Queste figure – spiega il vescovo Giovanni – sono nate come garanti di una formazione cristiana già avvenuta nel battesimo degli adulti e garanti di una futura formazione-testimonianza cristiana nel battesimo dei piccoli. La loro evoluzione-involuzione è sotto gli occhi di tutti: si scelgono spesso persone per ragioni affettive, di parentela, di convenienza sociale che poco hanno a che fare con la formazione cristiana che invece viene impartita da altri. Tutto sembra esaurirsi, salvo qualche felice eccezione, alla presenza durante la liturgia sacramentale. Anche per questo affideremo ai sacerdoti il compito di accompagnare le comunità parrocchiali in un cammino che responsabilizzi sempre di più le stesse nel farsi carico della formazione dei ragazzi che si preparano al sacramento della Chiesa cattolica».
Monsignor Giovanni Roncari, sulla scia di alcune decisioni prese dai vescovi della diocesi di Sulmona-Valva, in Abruzzo, oppure dall’arcidiocesi Spoleto-Norcia e recentemente anche dalla diocesi di Rossano-Cariati in Calabria e da quella di Catania, ha stabilito che la presentazione dei cresimandi e il loro accompagnamento sia fatto dai catechisti che realmente li hanno preparati, hanno curato la loro formazione per anni e possono continuare la formazione soprattutto se hanno saputo creare relazioni autentiche con i loro ragazzi e con le loro famiglie.
Da ora al momento di ricevere la cresima, il cresimando si avvicina al vescovo accompagnato da un genitore, oppure da un catechista oppure da solo, dice il proprio nome e riceve l’unzione crismale.
Al termine della messa, prima della benedizione finale, il vescovo affiderà al gruppo del dopo cresima i nuovi cresimati per continuare così il cammino cristiano.
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