La manifestazione
Palestre, crollo degli incassi e dei clienti «Ripartenza difficile e ristori insufficienti»
I costi fissi sono invariati ma i ricavi sono più che dimezzati. La rappresentante della categoria: «Il Green pass può salvarci»
Maurizio Caldarelli
GROSSETO. «Le palestre hanno adottato sempre un protocollo molto rigido, non hanno avuto casi di positività, sono state tra le attività più penalizzate pur essendo i luoghi più sicuri, ma ripartire è veramente dura».
Deborah Scalabrelli, referente provinciale della Confsafit, la federazione – collegata alla Confesercenti – che riunisce le palestre (una ventina quelle aderenti in provincia), ma anche associazioni che operano nel campo di salute, fitness, danza, yoga, pilates e sport da combattimento e di base, lancia il grido d’allarme per un settore che dopo due anni disastrosi ha iniziato una nuova vita, ma con un calo del 60 per cento.
«La nostra situazione economica è disastrosa – sottolinea Scalabrelli, titolare della palestra Ymca, in viale della Repubblica –, fino al prossimo anno avremo una liquidità ridotta, considerando che ci sono molti clienti che devono utilizzare il voucher che abbiamo consegnato dopo la chiusura dello scorso 29 ottobre. C’è chi ha l’abbonamento in scadenza ad aprile, chi a febbraio. I nostri costi sono rimasti invariati, anzi addirittura aumentati se si pensa al rincaro recente di luce e gas, ma le entrate sono ridotte e credo che per tornare alla normalità bisognerà aspettare 4-5 anni. Non so se possiamo aspettare così tanto. I ristori sono stati irrisori rispetto alle le spese che dobbiamo sostenere. In questi mesi – aggiunge – abbiamo cercato di tenere in movimento i nostri clienti, prima facendo dei corsi online, poi approfittando dell’allentamento delle restrizioni per tenere lezioni all’aperto. Ma in tutto questo sono state penalizzate le persone che utilizzavano prevalentemente la sala pesi. Per i conti delle nostre aziende è stato un disastro, siamo stati chiusi da marzo a maggio e dal 29 ottobre 2020 al 25 maggio 2021. Abbiamo dovuto acquistare i software per gli accessi. Fa effetto pensare che abbiamo protocolli più rigidi noi delle palestre che i supermercati». Una ripartenza c’è stata, «ma su cento clienti – dice Scalabrelli – sono tornati per adesso soltanto in quaranta. In più ci sono le spese per i tamponi che devono sostenere i collaboratori ancora senza Green pass».
Ma quali sono i protocolli da adottare in palestra?
«Autocertificazione per lo stato di salute, misurazione della temperatura. Nei luoghi di passaggio serve la mascherina, oltre al distanziamento. È ammesso in palestra un tot di persone in base ai metri quadrati. I frequentatori sono obbligati a sanificare i macchinari ogni volta che vengono usati e durante l’esercizio possono togliere la mascherina. In aggiunta a tutto questo, adesso c’è anche il Green pass, che è una forte limitazione, perché non tutti ancora ne sono in possesso, e chi non si è ancora vaccinato non può certo tamponarsi ogni 48 ore per andare in palestra. Siamo insomma molto penalizzati da questi protocolli. Si spera – prosegue Scalabrelli – che le cose migliorino dal 15 ottobre, con l’introduzione del Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro». Tempi durissimi, dunque, per le palestre. Scalabrelli conclude: «Il Green pass va bene, ma deve essere esteso a tutte le categorie e ci piacerebbe avere la garanzia che non ci saranno più chiusure. Il nostro settore è stato distrutto e non ci possiamo permettere nuovi passi indietro. Ricostruire è difficile. Siamo ripartiti con metà clienti all’interno del centro, a causa del distanziamento. Ai corsi in cui contavamo ventiquattro persone, ora possiamo ammetterne solo dodici. Tirare avanti in queste condizioni è un’impresa».
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