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Accusati di spaccio di droga Tutti assolti dopo dieci anni

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Accusati di spaccio di droga Tutti assolti dopo dieci anni

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Grosseto. Dopo più di dieci anni tutti assolti (compresa una prescrizione) i cinque imputati residui per le attività di spaccio di droga emerse nel corso delle indagini della squadra mobile di Grosseto inquadrate nella cosiddetta “operazione Carthago”.

Tutto era partito alla fine del 2010 quando gli investigatori avevano individuato in un gruppo di cittadini tunisini i nuovi canali di approvvigionamento di un grossetano che fino a quel momento aveva fatto capo a rifornitori di nazionalità ucraina finiti in carcere nel dicembre 2010. Erano state chieste misure cautelari, eseguite nell’ottobre del 2011 per fatti avvenuti fino a pochi mesi prima. Era seguita la richiesta di giudizio immediato (cioè senza necessità di udienza preliminare), con il procedimento che si è concluso l’altro giorno davanti al giudice Laura Previti.

Assolti con formula piena Boulbaba Dkhill, 41 anni, Mohamed Dkhill, 48 anni, Mohamed Khribech, 38 anni, marocchino, Hector Enrique Bagnai, 41 anni, cileno. Riqualificato in fatto lieve il reato contestato a Saleme Hicheme, “il secco”, 40 anni: per lui è quindi intervenuta la prescrizione. Difese avvocati Tania Amarugi, Alessandro Giraudo e Riccardo Lottini. Altri imputati hanno scelto il patteggiamento nel corso degli anni, come ad esempio Aroussi Zarati e Moktar Dkhill, tunisini di 35 e 48 anni, quest’ultimo ritenuto il capo dell’organizzazione, 4 anni concordati con la Procura. Nel corso dell’udienza precedente a quella della lettura del dispositivo (90 i giorni che saranno necessari per conoscere le motivazioni) l’accusa aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati.

Grosseto, Castiglione della Pescaia e Firenze. Queste le piazze del commercio illecito, preferibilmente in aree di parcheggio. Eroina, cocaina e hashish. Queste le sostanze stupefacenti spacciate secondo un dettagliato e lungo elenco redatto dalla polizia giudiziaria, che aveva cercato e trovato riscontri anche nelle dichiarazioni dei tossicodipendenti, comprese le modalità con le quali venivano attuate le attività di spaccio, vedette incluse. Le intercettazioni avevano completato il quadro: vi si comprende che gli stranieri avevano notato in varie occasioni la presenza di agenti in borghese o auto civetta, e che queste informazioni venivano scambiate e annotate in modo da poter operare in sicurezza. Il materiale raccolto aveva costituito la base per la richiesta di emissione di sette misure cautelari. Alcuni degli indagati avevano trascorsi vari mesi in carcere, seguiti dai domiciliari e da misure più blande, in particolare dopo il riconoscimento di comprovate esigenze di salute; tutto terminato da tempo, da anni.

Proprio le intercettazioni erano state oggetto di discussione in aula. L’avvocato Amarugi, ad esempio, aveva incaricato una propria consulente in lingua araba per chiarire il contenuto delle intercettazioni ritenute probanti delle attività illecite. Nell’operazione era emersa anche un’ipotesi di favoreggiamento alla permanenza in Italia di clandestini: 500 euro pagati per poter rimanere nel nostro Paese, un anno la pena patteggiata nel 2013.

P.S.

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