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L'ASILO DELL'ORRORE

Botte ai bambini a Grosseto: condanne confermate per le maestre

Un fermo immagine dei video in mano alla polizia: si vede una maestra che strattona un bambino
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Un fermo immagine dei video in mano alla polizia: si vede una maestra che strattona un bambino

Schiaffi, cibo messo in bocca con la forza, botte: tutto sui piccoli della scuola materna. Le telecamere nascoste hanno ripreso tutto

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GROSSETO. Nessun ribaltamento. Confermata la sentenza di primo grado per le maestre dell’asilo di Grosseto. Aggravata dalla sospensione per tutte dall’attività di educatrice per due anni. Condanne di due anni per la titolare e per la socia - Azzurra Marzocchi e Manuela Seggiani -, 1 anno e mezzo per le maestre, Costanza Mori e Alessia Berti. Per il reato di maltrattamenti dei bambini tra i 12 e i 24 mesi di età. Una vicenda delicata, deflagrata nell’aprile 2016 con l’esecuzione delle misure cautelari, perché titolare, socia ed educatrici stavano applicando - secondo l’accusa - il cosidetto "metodo azzurriano", che prevedeva «comportamenti riconducibili ad abusi, diffusi e gravi, seppur non si sia trattato di un lager», come detto dal pm nella requisitoria del gennaio 2018. Fatti emersi dopo che la vicenda era stata portata a conoscenza della polizia di Stato: per 40 giorni, a cavallo tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, le telecamere nascoste nell’asilo avevano ripreso i movimenti, in tre ambienti diversi. L’analisi dettagliata aveva consentito di attribuire volti e presunte responsabilità. Erano state chieste e poi applicate misure cautelari - poi cessate -, perché era stata ravvisata la sussistenza di condotte violente e vessatorie: i bambini sarebbero stati «afferrati di peso, strattonati, trascinati da una parte all’altra, fatti cadere bruscamente a terra dall’alto; sarebbe stato loro spinto con la forza il cibo in bocca; sarebbero stati dati loro buffetti e schiaffetti sulle mani, se non dei veri e propri schiaffi in viso sulla testa, per farli smettere di piangere; alcuni sarebbero stati chiusi al buio nel dormitorio, o comunque da soli». Queste le accuse. Ieri, durante il secondo grado, erano presenti in aula Costanza Mori e Alessia Berti. In primo grado è stato disposto che dovrà essere il giudice civile a quantificare il danno in favore delle parti civili, cioè i genitori dei bambini: si sono costituite 33 famiglie, più il Comune di Grosseto. E intanto erano state condannate le quattro imputate, in solido tra di loro, a pagare oltre 50mila euro per le spese di costituzione e difesa delle parti civili stesse. I difensori Diego Innocenti e Riccardo Lottini (per Azzurra Marzocchi), Roberto Cerboni (per Seggiani), Carlo Valle e Angela Porcelli (per Berti e Mori) nella prima parte del processo avevano invitato a verificare con puntualità le accuse mosse, anche alla luce dei chiarimenti offerti dal consulente Romano Fabbrizzi, che aveva "letto" insieme alle parti, in udienza, i video fatti proiettare dalle difese. Un passaggio al termine del quale erano state anche avanzate delle richieste di assoluzione, che il giudice aveva ritenuto però di non poter accogliere. Nel giro di 90 giorni verranno rese note le motivazioni che hanno portato alla sentenza di ieri pomeriggio, e i legali dunque, una volta lette queste ultime, potranno valutare l’idea di un ricorso in cassazione. Una circostanza che, al momento, appare poco probabile.

La procura generale aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado. I video ripresi dalle microcamere della squadra mobile che erano state installate nelle stanze dell’asilo di Grosseto, dove i genitori dei piccoli avevano denunciato casi di maltrattamenti, sono stati visti dai giudici della corte d’appello di Firenze. Ma in camera di consiglio, non in aula, come era stato chiesto dai difensori delle quattro donne nei confronti delle quali nel febbraio scorso si era celebrata la prima udienza del processo di secondo grado. A presentare appello contro la sentenza di primo grado era stato il sostituto procuratore generale di Firenze, Vilfredo Magnani, per il reato di maltrattamento di bambini tra i 12 e i 24 mesi di età. La Procura fiorentina rilevava la mancata applicazione delle misure accessorie, cioè le interdizioni. Anche gli avvocati di Mori e Berti, avevano presentato appello, con il quale i difensori hanno chiesto la riforma della sentenza, con la dichiarazione di assoluzione delle imputate e l’annullamento delle statuizioni civili. Le condanne, però, sono state confermate.

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