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Accusati di omicidio colposo in ospedale Per due medici è tutto finito: prescrizione
Tommaso Silvi
MASSA MARITTIMA. Prescritti. Il reato è estinto per prescrizione. È quanto recita la sentenza della corte d’appello di Firenze, per quanto riguarda il caso di Simone Cecconi e Domenico De Sando, rispettivamente primo operatore e aiuto all’ospedale Sant’Andrea di Massa Marittima. Entrambi sotto accusa per la morte di un paziente, Giuseppe Mazzarani, classe 1932, avvenuta all’ospedale di Grosseto il 1 luglio 2012 dopo l’intervento eseguito all’ospedale di Massa Marittima il 28 giugno precedente. Nel 2014 l’accusa contestò ai medici di aver agito, o di essere responsabili di omissioni, «del tutto divergenti dalle linee guida e dalle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica».
Così facendo, i sanitari imputati avrebbero causato lesioni viscerali significative con una gravissima emorragia (stimata in quasi tre litri di sangue) e conseguente choc emorragico e «progressivo e inevitabile decadimento dell’emodinamica e della funzionalità renale». Le manovre effettuate durante l’intervento del 28 sarebbero poi state «incongrue e prive di utilità scientifica», fino a causare una lesione renale con sanguinamento.
Il rene sinistro era stato asportato e vi era stata una perdita di 2,8 litri di sangue; anche la milza sarebbe stata danneggiata. Un intervento chirurgico così complesso, aveva notato la Procura, avrebbe dovuto essere eseguito in un ospedale dotato di rianimazione (che a Massa Marittima non era presente), considerata anche l’età avanzata del paziente ottantenne e le sue patologie preesitente. Infine, prima dell’intervento del 28 giugno i medici avrebbero omesso di informare il paziente delle lesioni renali accertate con l’ecografia del giorno prima e avrebbero omesso di ricevere il consenso del paziente sull’intervento chirurgico eseguito.
De Sando e Cecconi sono arrivati fino al ricorso in cassazione, puntando sulla mancanza di motivazione e travisamento della prova in punto di condotta sanitaria. Il consulente della difesa aveva indicato l’assoluta correttezza della decisione dei chirurghi di effettuare l’ispezione-palpazione dei due reni.
Inoltre, i due medici sotto accusa avevano ribadito anche la posizione del consulente del pubblico ministero che – secondo la difesa – aveva riferito di non poter descrivere come scorretta la manovra del chirurgo, in assenza di un filmato. Quanto alla lesione della milza -– sosteneva ancora la linea difensiva dei medici – il consulente del pm aveva dichiarato che si trattava di una lesione non rara nel corso della emicolectomia. Il procedimento penale, però, è finito. Resta aperta la battaglia civile per eventuali risarcimenti.
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