«Caro Rodolfo, ci hai lasciato un senso di fratellanza»
Intensa omelia di don Franco Cencioni in Cattedrale per ricordare il pittore Nofri La compaesana Laura: «Anima magica e libera. La città di Grosseto perde un genio»
L’ADDIO
«Un altro pezzo vivo della nostra comunità ci lascia con la morte del nostro caro Rodolfo», ha esordito ieri mattina in Cattedrale don Franco Cencioni, nella sua bella e intensa omelia funebre per dare l’addio al pittore Rodolfo Nofri, per tutti “il maestro”. Un personaggio cui don Franco era legato da molto tempo da una sincera amicizia, fin da quando l’artista era arrivato a Grosseto da Istia portando «già i segni di una crescita in ambito cristiano» che avrebbe poi continuato a coltivare, al punto da pensare di diventare sacerdote. Rodolfo era conosciuto da tutti: era una presenza costante in centro storico e in Cattedrale. «Un uomo che mal sopportava la ruggine», lo ricorda don Franco citando l’episodio in cui Nofri strinse in uno spontaneo abbraccio l’amico Paolo Pisani, col quale non si parlava da lungo, risolvendo in un attimo una frattura legata a un piccolo screzio.
Fu un gesto spontaneo, specchio di un’anima pura. «Ecco caro Rodolfo – ha detto don Cencioni – la tua capacità di “raccontarti” a tutti senza distinzione ci porta un messaggio all’insegna della fraternità di cui la nostra comunità ha bisogno per ricostruire, specie in questo duro momento di pandemia, le nostre vite mettendo al centro la famiglia che sembra dispersa. Tutti noi abbiamo bisogno di riconciliazione». Don Franco ha ricordato anche il talento del maestro e «le tante opere custodite dai suoi estimatori» che spesso ritraggono soggetti cristiani. «Quella fede che l’ha sempre contraddistinto traducendosi anche in una forma di amore verso l’arte e il canto. Spesso Rodolfo entrava in cattedrale cantando, magari intonava un motivo di qualche artista che gli stava a cuore come Mina».
Ha preso la parola il figlio Pablo, arrivato da Dubai. «Mio padre è vissuto facendo ciò che amava, aveva un anticonformismo che lo rendeva unico. Accompagnato dalla musica di Mina e dalle visioni di Fellini, suo regista preferito, ha dipinto personaggi come altri non sapevano immaginare e creato opere di una bellezza che non esiste più. Ce lo ricordiamo ogni giorno in cui camminava per le vie del centro e chiamava il gatto Grigio, raggiungendo la sua bottega di via Fanti dove collezionava oggetti unici e rari. Con mio padre muore un grande maestro d’arte, muore un personaggio unico, un paesano di Istia». Anche il sindaco ha voluto portare il suo ricordo, così come Piergiorgio Zotti e la nipote di Nofri, Federica. E sempre nel segno di Istia è stato il ricordo pieno d’amore dell’amica Laura.
«Il nostro primo incontro risale agli anni’90 – ha detto lei – Eravamo al matrimonio di una cugina di Nevo (padre di Nofri, ndr), quando si avvicinò lui vestito con abito sgargiante e mi chiese all’improvviso: cos’è l’amore? Risposi: è una cosa meravigliosa, pensando tra me e me: ma chi è questo? Da lì nacquero un’amicizia e ammirazione reciproca. Caro Rodolfo – ha concluso Laura – ti ho sostenuto e ascoltato quando più ne avevi bisogno, contraccambiata. Abbiamo passato insieme momenti indimenticabili. Non mi sono mancate le critiche, le sberciate, poi tutto passava. Mi hai lasciato la magia. Purtroppo questa malattia maledetta ti ha portato via ma resterai sempre vicino ai tuoi amici di piazza Dante e di Istia. La città perde un genio». El. G.
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