Attenzione
«Sono devastato, qualcuno sapeva degli errori nella lista e ha taciuto»
Parla Mario Chiavetta, il grande escluso dalla competizione: «Mi sento una vittima Adesso promuoverò un’associazione che porterà avanti il nostro progetto politico»
ORBETELLO. Mario Chiavetta non correrà alle prossime elezioni amministrative. Il Consiglio di Stato ha rigettato il suo appello: qui l’intervista all’indomani della sentenza.
Chiavetta, cosa è successo il quattro settembre? La colpa di chi è?
«Quando si guida una coalizione, se le cose vanno bene i meriti sono di tutti, se vanno male la colpa è del leader. E intendo affrontare questa fase delicata con questa consapevolezza. La responsabilità politica è la mia. Quella materiale no. Ho sbagliato a non vigilare e a fidarmi. Ma la colpa materiale non può andare ai soli 4 presentatori della lista. Materialmente le responsabilità sono diffuse, non tra di candidati, ovviamente».
Dopo l’esclusione della sottocommissione elettorale ha fatto ricorso al Tar e al Consiglio di Stato. Sperava nel ricorso o ha solo cercato di non lasciare nulla di intentato?
«Entrambe le cose: ci speravo e non andava lasciato nulla di intentato. Né per chi ci ha sempre sostenuto né per le candidate e i candidati che insieme a me ci hanno messo la faccia».
Cosa dice ai suoi avversari politici? Cosa si aspettava? Qualcuno di loro l’ha chiamato?
«I candidati a sindaco non mi hanno chiamato. Quindi da persone così ci si aspetta poco e ancora meno ho da dire io qualcosa a loro».
Per cinque anni mancherà la voce dei cittadini che l’avrebbero votata.
«La politica si fa anche al fuori del consiglio comunale. Ormai è assodato. Si è più liberi, si hanno meno vincoli e si è molto più vicini ai cittadini».
Dice di essere stato offeso e deriso. Da chi?
«Non c’è dissenso, per quanto radicale, che possa giustificare il ricorso alla derisione e alla violenza, anche solo verbale. Nomi non ne faccio sarebbe come essere uguale a loro. L’unica risposta sarebbe stato il voto degli elettori. Abbiamo sbagliato e ne siamo consapevoli».
Della sua coalizione faceva parte Sinistra Italiana che poi ha fatto una lista propria. Cos’è successo?
«Sinistra italiana ha posto una questione su un nome e quando in politica poni questioni personali vuol dire che non vuoi trovare la sintesi. Le affinità programmatiche c’erano e non sono certo loro gli unici difensori di certi baluardi».
Cosa accadrà ora? Lei farà un passo di lato. Chi altri dovrebbe farlo?
«Io parlo per me. Ognuno interpreta la politica con la dignità che lo caratterizza».
Cosa pensa di Mauro Barbini, segretario dell’Unione comunale Pd. Dovrebbe dimettersi?
«Non entro nelle dinamiche di un partito. Non mi permetterei. Ringrazio il Pd che mi ha chiesto con insistenza di guidare la coalizione e ha proposto il mio nome alla compagine credendo in un progetto politico innovativo e di allargamento che andasse oltre gli schemi partitici. Abbiamo messo insieme tanti pezzettini storicamente opposti o dispersi per mala gestione degli anni precedenti. Una cosa va detta: Mauro si è sempre dato da fare per accrescere il nostro progetto. In alcuni momenti delicati eravamo solo io e lui a tirare avanti la carretta. Il partito di cui è segretario ha avuto fiducia in me, i dirigenti sono persone corrette».
Come si sente? Crede di aver tradito chi credeva in lei?
«Mi sento devastato, fisicamente e moralmente. Mi sento una vittima. Ma più passano le ore e più mi sento fortificato: ho imparato che fanno molto più male i nemici interni che gli avversari politici. Sono distrutto per le persone, tantissime, che avevano creduto nel progetto e nel riscatto di Orbetello. Ciò che mi fa più male è di averli delusi senza averlo voluto. Sono deluso e amareggiato quanto loro».
Ha rimpianti? Ora cosa farà?
«Mi riposerò. Analizzerò con calma quanto è accaduto. La politica non è al centro dei miei affetti, è una cosa in più. Promuoveremo un’associazione che porterà avanti il nostro progetto le cui fondamenta saranno alcuni candidati della mia lista, faranno opposizione, cresceranno. In lista avevo persone per bene, oneste, senza conflitti di interesse, persone genuine, facce pulite. Ripartiremo da loro. Sarà un’associazione guidata da donne. Rimpianti? Sì, certo. Avremmo vinto. I numeri ormai erano chiari. Mi sento di dirlo con grande sicurezza. Avremmo vinto queste elezioni e Orbetello avrebbe cambiato pagina».
Come si comporterà alle prossime elezioni?
«La mia candidatura nasce in contrapposizione al sindaco uscente e quindi non mi ci ritrovo minimamente. Però non mi riconosco neppure nell’alternativa di Monica (Paffetti, ndr) e Valentino (Bisconti, ndr). Io amo la chiarezza, la trasparenza e quando mi viene riferito da persone attendibili che c’era chi era a conoscenza degli errori addirittura prima che si presentasse la lista mi preoccupo. È vero? Non è vero? Di certo, non è un chiacchiericcio di paese. Questi sono i fatti di cui abbiamo notizia e mi sembra giusto renderlo pubblico. Oltre alla politica ci sono le persone. Credo sia giusto sentirsi offesi umanamente. E non sto parlando solo per il sottoscritto».
Ivana Agostini
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