Il Tirreno

Grosseto

L’AMICO 

Tre metri quadri e il suo mondo Dove la musica era aria da respirare

MIRKO GUERRIERI

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CIAO GIGIO

La vita era musica, per Luigi Ambrosio. Come racconta Mirko “Gallara” Guerrieri, musicista di prima qualità, da sempre amico di Gigi e suo complice nella creatività sonora del Ricasoli.

MIRKO GUERRIERI

Mi sembra che fosse nel 2004 quando Gipo mi presentò il ragazzino che stava dietro al bancone: «Questo qui è dell’80 ma ci si può ragiona’...». Io, scettico e polemico, tirai fuori un cd dei “Brian Jonestown Massacre” che mi ero portato da casa per darlo a un amico: «Che ne dici di questi?». Lui mi guarda, si gira verso il muro, inserisce un cd preso da una pila accanto al lettore e alza il volume. Era la terza traccia dell’album. «È sempre il momento bòno per ascoltare i Brian Jonestown Massacre! Ti offro una birra?», io «No semmai una spuma». «Allora faccio io! ».

Da quel giorno quasi tutti i giorni era tappa fissa da Gigi – perché il Caffè Ricasoli era “Da Gigi”, casa sua, il suo mondo – ad ascoltare e discutere di musica. La musica era fondamentale, quasi mai di sottofondo, era l’aria del locale, come facesse parte dell’arredamento. Mentre lavorava o quando gli parlavi, era una cosa naturale vederlo girare a cambiare cd o rimettere da capo una canzone che era appena finita.

La voglia in salita costante di musica lo portò a trasformare l’entrata del Ricasoli in un punto dove portare altri a proporre la loro musica. Gruppi improponibili, professionisti, dj cazzuti e scappati di casa, da tutta Italia sono venuti a suonare calpestando quei tre metri quadri che ingombravano il passaggio, sempre. E quando entravi potevi mettere a fuoco Gigi nello sfondo che roteava la mano vicino all’orecchio per dirti «Hai sentito eh?».

Una mattina mi dice che gli ha dato buca il dj per l’aperitivo, io gli dico «E allora metti i dischi te!». Rimane in silenzio a testa bassa per qualche secondo. Lui non ci aveva mai pensato e io avevo creato un mostro: «Si fa insieme vai». A Gigi non potevi dire di fare una cosa all’ultimo momento, perché lui ha sempre avuto bisogno di tutta una sua preparazione meticolosa. Restò tutto il pomeriggio rinchiuso in casa e si presentò al Ricasoli alle 20 con tre borse della Coop piene di cd. Avrà messo sì e no 10 tracce perché ogni volta che entrava qualcuno che conosceva doveva precipitarsi a preparagli il cocktail. Poi tornava in consolle e si scusava «Che devo fa’? D’altra parte...». Forse per questo che nella sua veste da dj si faceva chiamare “I’m not a dj”. Ciao Gigio.

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