Sicurezza
«L’incubo dell’Aurelia e noi prigioniere delle nostre stesse case»
Ivana Agostini
ORBETELLO. «Siamo schiavi delle nostre stesse case. Ci dicano cosa ne sarà di noi. Così non possiamo andare avanti. Sono anni che siamo nel limbo».
Siamo a Orbetello Scalo, in quelle villette che fanno da spartitraffico fra la corsia nord e la corsia sud della statale Aurelia. Il destino di quelle case è appeso a decenni di interrogativi sul futuro dell’Aurelia.
Maria Luisa Fois, vedova Menchetti (ci tiene che sia specificato perché suo marito è morto alcuni mesi fa con il cruccio di non sapere cosa ne sarebbe stato di sua moglie), Luana Giacomelli Patti e Fatima Rispoli, sono ormai all’esasperazione.
Sono solo alcune delle famiglie che si trovano ad abitare in mezzo alla Statale.
«Da anni – dice Maria Luisa – siamo imprigionati in case che non sono più nostre. Lo sono di fatto ma in realtà qui non possiamo pensare di fare qualche lavoro, di metterle in vendita. Devo rifare le porte, gli infissi e altri lavori. Li faccio? Fra quanto sistemeranno l’Aurelia, la sistemeranno? » .
Sono interrogativi che ormai Luisa si fa da anni.
Troppi, a suo dire.
«Non vogliamo entrare nel merito se sarà autostrada, messa in sicurezza oppure adeguamento – prosegue Luisa – Dove passerà. Vogliamo sapere se passerà di qui. Vedere un progetto. Sono anni che aspettiamo. Io sono rimasta sola, ho 81 anni. La strada è sempre più rumorosa. Tutti a parlare di Albinia e di Capalbio. Giusto. Ma di noi a chi si interessa?» .
Luisa è lì ormai da decenni. Il marito lavorava alla Sipe Nobel. «Siamo venuti qui perché lui era chiamato spesso, faceva l’elettricista. Poi una volta andato in pensione in questa casa ci sarebbero venuti altri. La Sipe Nobel ha chiuso e quindi siamo rimasti qui, dove ci sono quattro abitazioni e otto persone che non sanno che sorte avranno».
«Ci aspettiamo che i candidati alle prossime elezioni ci incontrino, ci prendano in considerazione – dice Luana – aspettiamo di essere convocati a un incontro o che ci vengano a trovare. Siamo stanchi delle bizze dei politici. È ora che le istituzioni locali si facciano difensori dei nostri interessi. Facciano presente la nostra situazione. Non possiamo vendere casa. Che valore ha adesso se non sappiamo come sarà il progetto per sistemare l’Aurelia? Quasi quasi, quando cerchiamo di vendere la casa sembra che vogliamo mettere di mezzo gli acquirenti. Mettetevi nei nostri panni. La futura Aurelia o autostrada che sia passi pure sopra le nostre teste ma ce lo facciano sapere. Noi chiediamo solo di essere presi in considerazione e che qualcuno ci tuteli».
«Vogliamo sapere il nostro destino – dicono Luisa, Luana e Fatima – vogliamo sapere di che morte moriremo».
Le loro case sono abitazioni spaziose che ognuno ha sistemato come ha ritenuto opportuno. Case che se fossero posizionate altrove varrebbero molto e potrebbero essere vendute bene. «Qui se qualcuno le volesse comprare – dice Luana – lo farebbe anche dandoci due soldi per il pericolo dell’autostrada o dell’adeguamento. Non è giusto, ci abbiamo speso moltissimo nel corso degli anni. Abbiamo fatto il pozzo, sistemato il tetto, piantato alberi. Ora vogliamo sapere cosa ne sarà di noi».
Il tempo per gli abitanti delle villette trascorre inesorabile e molti di loro sono ormai anziani.
Loro chiedono di vivere tranquilli sapendo quanto tempo ancora potranno rimanere lì e se dovessero andare via, quale destino li aspetta.
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