Quel “mal di Maremma” che lo legava a questa terra ovunque si trovasse
La scomparsa di Cocchia, il ricordo dei familiari
LA LETTERA
Splendida gente di Maremma.
Il dolore immenso della perdita del nostro Antonio, il lacerante confronto frontale con il mistero del dolore e della morte, la stanchezza accumulata da noi famigliari in questi anni, non sono minimamente riusciti a distrarci dallo spettacolo della vostra risposta di amore, affetto, autentica commozione e trasporto e cordoglio profondo a cui abbiamo assistito teneramente.
Nell’impossibilita di abbracciarvi tutti, uno a uno, spalla contro spalla, guancia contro guancia, vi porgiamo la più commossa delle gratitudini e vi invitiamo a serbare in cuor vostro più ricordo possibili, foto, aneddoti e quant’altro ricordi in ognuno la figura di Antonio.
Ci sia permesso di ricordarne uno noi. Quando era a Firenze o in Francia o in giro per il mondo, spesso gli veniva, bonariamente o altezzosamente, rimproverato che una persona con le sue caratteristiche e ambizioni volesse insistere a legarsi con una cittadina sostanzialmente di provincia come Grosseto. Lui rispondeva serenamente che era a causa del “Mal di Maremma”, cioè quella sensazione di nostalgia dell’anima, prima ancora che mentale, di tornarci continuamente. Qui infatti ha sempre goduto in aria contemplativa, quasi filosofica, che al di là del personaggio era la sua cifra più autentica. Ben sposandosi col suo animo di lettore accanito e conoscitore profondo dell’umanità che ha trovato espressione in quello che nel commercio è il rapporto interpersonale, a prescindere dal mero trasferimento del bene.
Nell’augurarvi che le prossime pandemie siamo solo queste: l’affetto oceanico di ogni occhio commosso tributato al nostro Capitano non sarà da noi mai dimenticato.
Grazie a tutti.
La famiglia Cocchia
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