Il Tirreno

Grosseto

la stilista 

«Iniziava l’era dei controlli senza limiti in ogni luogo»

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GROSSETO. «Quando l’ho saputo stavo bevendo un Estathè, e da quel momento, per quanto sembri strano, se bevo quella bibita il sapore rimane indelebilmente associato a quell’evento traumatico».

Aveva 15 anni all’epoca Irene Silvestri. Suonava col suo gruppo nella sala prove di via Inghilterra, quando uno dei ragazzi di ritorno trafelato dal bar portò a tutti la sconvolgente novità. Finì in quel momento l’età dell’innocenza di un’adolescente brillante. Oggi designer di moda col proprio marchio “white Mouths”, social media manager e creatrice di contenuti di web marketing.

«La cesura col nostro mondo fino a quel momento è stata drastica – spiega – eravamo ragazzini abituati a pensare il pianeta come casa nostra, con l’idea di poterci muovere e sperimentare la vita ovunque. È cambiata la nostra percezione della realtà, non solo per la scoperta della violenza ma per molte altre cose che da quel momento sono cambiate, stratificando negli anni a seguire nelle nostre coscienze gli effetti della “guerra globale”».

Un adolescente è una spugna, e Irene elabora molte convinzioni a partire da quei fatti. «Le limitazioni alla nostra libertà personale per il timore degli attentati sono diventate presto un dato della realtà. Controlli, telecamere, misure di sicurezza. Prima non ne avevamo conoscenza. È iniziata in quel momento l’attenzione maniacale per i controlli, che è debordata». Si pone il problema dell’informazione: «Non c’erano gli smartphone e internet esordiva. La tv regnava. Subito dopo i videotape sono esplosi, e tutti hanno potuto contribuire all’informazione. Anticipando i social».

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