Sicurezza
«Impossibile dimenticare lo sgomento della genteLa città era nel panico»
GROSSETO. «Il giorno del crollo delle Torri gemelle non potrò dimenticarlo mai».
Roberto Rosichini l’11 settembre 2001 aveva 32 anni era un giovane ufficiale, a New York in viaggio di nozze con la moglie Roberta Betti e stava passeggiando per Chinatown quando è partito il primo attacco. «In linea d’aria eravamo a uno-due chilometri – ricorda Rosichini – dal luogo dell’attentato. E bastò un attimo per comprendere che era successo qualcosa di grave, che era in corso un attacco terroristico. Dopo dieci minuti dal primo scoppio le immagini vennero irradiate sui televisori che si trovavano nelle vetrine dei negozi di tutta la città. In questo modo vidi in diretta anche la drammatica caduta della seconda torre».
I due sposini, consigliati dalla polizia e dai vigili del fuoco, si spostarono a Central Park «dove c’era minor pericolo, ma con passare dei minuti l’aria diventò irrespirabile a causa del denso fumo nero che veniva sprigionato dalle due torri crollate e ci trasferimmo in albergo. La città era nel panico e fu così anche per i giorni successivi. Noi rimanemmo a New York fino al sabato successivo, proprio il giorno in cui riaprirono gli aeroporti. Tra l’altro ci svegliarono nel bel mezzo della notte, a causa del nuovo orario del volo, accompagnandoci con tre ore d’anticipo all’aeroporto Jfk. Dovevamo visitare altre città ma ci dovemmo accontentare della Grande Mela, con uno stato d’animo che vi faccio immaginare».
Oggi Rosichini è tenente colonnello dell’Aeronautica militare e ha una famiglia bella e vincente. «Proprio in questi giorni il nostro figlio maggiore Damiano, diciottenne, ha conquistato due titoli europei con la nazionale di beach tennis, nel doppio maschile e nel doppio misto. Elena, 15 anni, gioca a pallavolo e beach tennis». Lo sport dei racchettoni ha contagiato anche babbo Roberto: «Non sono bravo come i miei figli, anche se nella mia categoria over 50 mi difendo bene».
New York è ancora nei pensieri della famiglia Rosichini. «In questi giorni non potrebbe essere diversamente. Quando vedo le immagini che scorrono sulle televisioni e sui media, mi torna alla mente lo sgomento della gente, la disperazione di chi aveva perso un familiare o un amico, ma anche la frustrazione di vedere violata la propria intimità. E il brutto è che in questi venti anni è proseguita la lotta tra Stati Uniti e Afganistan, che ha provocato dolore e morti e non è finita. Ultimamente siamo tornati al punto di partenza. Quella dell’11 settembre è una ricorrenza triste che non va dimenticata». «Più volte mi sono ripromesso di tornare a New York – conclude Rosichini – ancora non ne abbiamo avuto l’occasione, ma mi piacerebbe far vedere ai miei figli Ground Zero e rivedere la metropoli a distanza di tanti anni».Maurizio Caldarelli
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