Il dolore
Uisp, tutti in campo con zero controlli «Lo dice la legge»
Prima la lettera alle società: «Serve certificato o i tamponi» La rettifica: «No restrizioni nel calcio per non discriminare»
Maurizio Caldarelli
GROSSETO. Per giocare nel campionato di calcio a undici giocatori Uisp – quello amatoriale, per intendersi – servono Green pass e tamponi. Anzi no. La legge dice che per le discipline all’aperto non è necessario il passaporto vaccinale. E allora tutti a darsi battaglia sul rettangolo verde senza alcun tipo di certificazione. Nella Uisp – dove il pallone inizierà a rotolare poco prima di metà ottobre – funzionerà così. A meno che la Regione non intervengo con norme stringenti nelle prossime settimane. Lo confermano i dirigenti dell’ente di promozione di sportiva, gli stessi che si occupano di controllare che ogni squadra paghi la quota di adesione ai campionati. Meno regole, più giocatori. Più tesseramenti. E più incassi.
Sia chiaro, la Uisp non sta facendo nulla di male. Viaggia nel perimetro disegnato dalla legge. Ma fa effetto sapere che il calcio del dopolavoro si svolgerà senza controlli in chiave anti-contagio. O quasi. Di sicuro, senza tamponi e Green pass obbligatori.
Nel giro di poche ore la Uisp, in questi giorni, ha cambiato le regole per scendere in campo. Ed è scoppiato un polverone tra le ventidue società che avevano risposto “presente” a una prima comunicazione del responsabile della lega calcio, in cui si richiedeva il possesso del Green pass o in alternativa i tamponi effettuati. Senza queste precauzioni non si scende in campo. Così diceva all’inizio la Uisp. Ma poi le cose sono cambiate. «Mi sembrava la scelta migliore – dice Francesco Luzzetti, responsabile della lega calcio provinciale Uisp – per tutelare la salute dei tesserati, ma sono stato smentito dal comitato regionale, presieduto da Federico Cocchini, che ha ribadito come la filosofia della Uisp sia quella dello sport per tutti. Non possiamo discriminare i nostri tesserati. Così ho fatto la rettifica che ha scatenato la reazione piccata di alcune società».
Lo sport Uisp è per tutti. E questo è un messaggio nobile. Ma c’è una pandemia non ancora terminata. “Per tutti” significa anche per chi potrebbe avere il virus e contagiare compagni di squadra e avversari? Il ragionamento stride. E lo sanno anche alla Uisp, come testimoniano le parole di Luzzetti. «Stiamo andando verso le ventidue squadre iscritte ai campionati a undici – dice – il che vuol dire circa seicento tesserati. Non possiamo nascondere che qualche rischio ci sia». Il presidente del comitato provinciale Uisp, Sergio Perugini, si appella alla legge in vigore. E ha ragione. Perché – è bene ribadirlo – il metodo d’azione della Uisp è regolare. Forse discutibile dal punto di vista etico, ma regolare.
«Abbiamo messo in atto quanto prevede il dipartimento dello sport nel Dpcm del 20 agosto scorso: all’aperto non servono né Green pass, né tamponi. C’è sicuramente una grande confusione e il presidente della Regione sta lavorando per un protocollo più restrittivo. Sono d’accordo per il Green pass – dice Perugini – ma per adesso non si possono fare ristrettezze e una federazione non può agire autonomamente». E negli impianti al coperto com’è la situazione?
«In questo caso servono Green pass e certificati. Negli spogliatoi devono essere rispettate le distanze di due metri e in caso di bisogno devono essere fatti i turni per la doccia. Stesso discorso per il pubblico, obbligato ad avere il pass». Perugini, poi, rivela quanto ha inciso il Covid sui tesseramenti: «Nel 2020 rispetto al 2019 abbiamo perso oltre il 40 per cento dei tesserati, da 14-15mila siamo scesi a 8mila». Giorgio Briganti, direttore del dipartimento della prevenzione della Asl Toscana Sud est, conferma che «per l’attività individuale, di squadra, di contatto e di benessere all’aperto non c’è l’obbligo del Green pass, anche se comprendo le perplessità di alcune società sportive che chiedono un maggiore rigore».
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