Il dolore
Lottò contro mafia e droga addio al giudice Giardina
È morto a settanta anni, era stato presidente della Corte d’appello Fu magistrato istruttore nel processo sul sequestro della 16enne Esteranne Ricca
Elisabetta Giorgi
GROSSETO. Per un quindicennio giudice nel tribunale di Grosseto, si era trasferito in Corte d’Appello a Firenze dov’era stato promosso. È morto a 70 anni Salvatore Giardina, classe 1951, originario di Palermo. Malato da tempo, era cognato dell’avvocato grossetano Alessandro Oneto, fratello di sua moglie.
Laureato col massimo dei voti, era entrato in magistratura nel’78, sostenendo l’esame nello stesso giorno del rapimento di Aldo Moro. Gli inizi della carriera lo vedono giovane pm a Lamezia Terme, provincia di Catanzaro, in Calabria dove – ricorda Oneto – «era l’unico sostituto e in un anno eseguì ben 110 sopralluoghi per omicidio, tutto da solo». Diventò poi pretore, impegnato sul fronte sia civile che penale, a Castellammare del Golfo (provincia di Trapani) dove nei primi anni’80 lavorò a una serie di importanti inchieste su famiglie mafiose locali e abusi edilizi. Si trasferì poi a Grosseto – era la metà degli anni’80 – inizialmente come giudice nel dibattimento penale, poi giudice istruttore e quindi, con il cambio della procedura penale, giudice delle indagini preliminari. Come istruttore lo si ricorda con nitidezza nel sequestro di Esteranne Ricca, 16enne grossetana che venne rapita da due malviventi travestiti da finanzieri – era il 2 dicembre 1987 – e restò nelle mani dei carcerieri fino al 26 giugno 1988. Fu quella un’epoca di transizione, per la magistratura: Giardina era di ruolo a Grosseto quando avvenne l’abolizione della figura del giudice istruttore e fu istituita a fine anni’80 quella del gip. Svolse pure un’intensa attività di bonifica dagli stupefacenti quando Grosseto insieme a Verona deteneva il triste primato per il più alto tasso di tossicodipendenze (eroina). Sempre Giardina fu tra i primi magistrati a introdurre l’uso dell’informatica all’interno dei tribunali. «Appassionatissimo di pc», lo racconta Oneto, fu uno dei referenti informatici del foro grossetano che – da pioniere – fu subito capace di intuire le capacità della tecnologia al servizio del rinnovamento della giustizia, per rendere più efficienti gli uffici quando ancora questo tipo di gestione non era istituzionalizzata. Creò le prime banche dati per le sentenze, spinse sui primi software per velocizzare la trasmissione di dati e documenti agevolando i tempi dei procedimenti giudiziari. Una passione, quella per l’informatica, che aveva coltivato a lungo e trasferito dalla vita privata al lavoro.
Quando Alessandro Oneto diventò praticante, «lui per evitare anche qualsiasi e minimo dubbio su una inopportunità di questa compresenza tra lui e me a Grosseto – dice il legale – si trasferì a Firenze». Incarichi di primissimo piano. Divenne presidente della seconda sezione civile della Corte d’Appello, presidente della prima sezione penale. Il trasferimento è datato 3 novembre del 1998. A Grosseto lasciò l’incarico di giudice delle indagini preliminari che svolgeva dal 1989. Persona stimatissima e riservata, amante della montagna e della neve, Giardina era attaccatissimo al lavoro e anche quando non c’erano le udienze era solito andare in ufficio, lavorando fino a notte fonda. Persino alle 23 o mezzanotte era possibile trovarlo in Corte d’Appello. Era andato in pensione due anni fa. Malato da anni, viveva tra Grosseto e Firenze. Lascia la moglie Carla. Il funerale oggi alle 10, 30 nella chiesa di Santa Lucia. La salma sarà cremata come per sua volontà. Tantissime le attestazioni di stima giunte in queste ore alla famiglia. «L’ho conosciuto quando avevo 5 anni – dice Oneto – per me era davvero un fratello più grande».
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