Il dolore
Nuovo attacco dei predatori: dieci pecore sbranate
L’episodio è avvenuto in pieno giorno in un'azienda. "Non possiamo tollerare questa situazione"
SAN DONATO. «Così le nostre aziende non possono andare avanti. In questo modo chiudiamo». Pietro Pira ha il suo allevamento di ovini a Ferro Cavallo, nella zona di San Donato. In linea d’aria siamo a circa un chilometro da Albinia. Nel pomeriggio di lunedì, intorno alle 15, un predatore, mentre le sue pecore erano al pascolo, le ha attaccate. Sul campo sono rimaste dieci pecore, altre sono rimaste ferite e non si sa se sopravviveranno.
«L’attacco è avvenuto in pieno giorno – dice Pira – ho un’azienda biologica. L’erba che le mie pecore pascolano è biologica. Compriamo semi biologici pagandoli un prezzo maggiore degli altri. Facciamo pascolare le nostre pecore all’aperto per una migliore qualità del latte e questo è il risultato. Se ho comprato 100 ettari di terra per tenere le pecore nell’ovile, allora tanto vale chiudere».
Rabbia e disperazione sono i sentimenti che pervadono l’animo di Pietro Pira. Ha circa 1.200 pecore. La sua azienda non è lontana dalle abitazioni. «Gli attacchi dei predatori in pieno giorno rappresentano anche un pericolo per le persone – aggiunge – non possiamo più sopportare questa situazione che ci mette in ginocchio».
Ieri mattina era il giorno dello smaltimento. Ovviamente a spese dell’allevatore. «Io ho anche i cani da guardiania ma – dice – come si vede non servono. Sosteniamo costi per migliorare i nostri allevamenti, renderli sostenibili, per fare un allevamento biologico garantendo una migliore qualità del latte, le nostre pecore di notte già non possono pascolare all’esterno. In estate, col caldo devono stare dentro per timore delle predazioni. Fuori e in pieno giorno vengono attaccate dai predatori. Il prezzo del latte non è paragonabile alle nostre spese. Dobbiamo pagare i mutui presi ma in questo modo proseguire è davvero difficile. Così gli allevamenti muoiono».
Luigi Farina, che ha perso 50 pecore in un attacco alcune settimane fa, è il cugino di Pira. «Voglio sollecitare il mondo ambientalista ad aiutare il nostro settore. C’è il rischio permanente dell’estinzione. Se continuiamo ad avere attacchi, frequenti, anche di giorno, si innesca un meccanismo senza ritorno. I politici preferiscono non affrontare l’argomento».
Farina è in contatto con la Regione Toscana. «Si sta prendendo un impegno per trovare una soluzione che però ancora non è stata messa in campo – spiega – dobbiamo vedere cosa viene fuori e se il problema sarà affrontato seriamente bene, altrimenti c’è il rischio di chiudere le aziende. Adesso c’è molta paura. Noi allevatori non dormiamo la notte, ma questa non è vita. È un’agonia».
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