Il Tirreno

Grosseto

portercolese raggirata 

Mise in affitto una casa non sua Condannato a un anno per truffa

P.S.

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porto ercole. Aveva risposto a un’inserzione, aveva versato la caparra, era arrivata davanti a quella che credeva fosse la casa prenotata per le vacanze, si era accorta che quella casa non solo non era in affitto ma era anche occupata da altre persone.

Così una portercolese si era rivolta subito ai carabinieri dell’Isola d’Elba e aveva sporto denuncia. Per questa vicenda, un uomo abitante a Poggio a Caiano, Lorenzo Lippini, 46 anni, è stato processato e condannato per truffa. Un anno e 500 euro, più le spese processuali, la pena ritenuta equa dal giudice Andrea Stramenga. Perché? Nelle motivazioni depositate dopo tre mesi dalla pronuncia del dispositivo, il magistrato ricostruisce la vicenda. La donna aveva dichiarato che stava cercando una casa per le vacanze e che, ai primi dell’agosto 2015, su un sito specializzato aveva trovato una casa a Porto Azzurro che sembrava fare al caso suo, con descrizione e fotografie. Aveva scritto all’email indicata: nella risposta, una persona qualificatasi come una donna aveva confermato la disponibilità (dall’8 al 22 agosto) e aveva lasciato il recapito telefonico del marito Lorenzo, con il quale avrebbe dovuto prendere accordi il giorno successivo. Così era avvenuto il 4 agosto: erano stati concordati sia il prezzo dell’affitto (1.500 euro) sia la caparra (450), quest’ultima da pagare con vaglia postale veloce intestato appunto a Lorenzo Lippini, con indirizzo a Porto Azzurro. Il 5 agosto, ricevuti ulteriori dettagli, la portercolese aveva effettuato il pagamento. L’8 agosto si era messa in viaggio. Sbarcata, si era diretta sul luogo indicato: aveva verificato su Google maps che effettivamente lì esisteva una casa. Ma arrivata sul posto, ecco l’amara sorpresa. Non solo Lorenzo non rispondeva al numero di telefono, ma quella casa era abitata da altre persone, figli della proprietaria, e non corrispondeva negli interni a quella delle foto pubblicate con l’annuncio; la casa comunque non era in affitto e non c’era Lorenzo Lippini. La donna era così andata dai carabinieri di Porto Azzurro. Le indagini avevano accertato che il vaglia da 450 euro era stato pagato a Lippini, come certificato da Poste Italiane.

Tutto ciò è stato ritenuto sufficiente dal giudice per qualificare il comportamento come doloso, anche perché Lippini non si è presentato in aula a rendere una versione alternativa o comunque una giustificazione. La presenza di precedenti specifici ha indotto il giudice a non concedere la sospensione condizionale della pena.

P.S.

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