Il Tirreno

Grosseto

IL FEMMINICIDIO DI MONTEROTONDO 

Nicola piange in carcere e continua a non ricordare i momenti dell’omicidio

Nicola piange in carcere e continua a non ricordare i momenti dell’omicidio

31 agosto 2021
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MONTEROTONDO MARITTIMO.

Sono pochi i momenti di lucidità nell’arco delle sue giornate. Piange, si dispera. E dice di non ricordare. Conferma di avere un buco temporale in testa che ha risucchiato quel momento. Il frangente in cui ha estratto un coltello dalla tasca e colpito due volte al collo la fidanzata. Ammazzandola sul sedile passeggero dell’auto su cui stavano tornando a casa dopo aver cenato festeggiando i tre anni di fidanzamento.

Nicola Stefanini, 48 anni, originario di Saline di Volterra, è detenuto in carcere. Ha ucciso la compagna, Silvia Manetti, 45 anni, nata in provincia di Firenze, nella notte tra l’11 e il 12 agosto. Poi ha telefonato ai carabinieri. «L’ho uccisa – ha detto alle forze dell’ordine –, ho ammazzato la mia fidanzata».

Nel primo interrogatorio di fronte agli inquirenti, Stefanini aveva riferito di non ricordare il momento in cui ha compiuto il gesto tragico.

Una versione che ha confermato nei giorni scorsi al suo avvocato, Rosanna Savelli. Senza riuscire a trattenere le lacrime. Sono frequenti i momenti di disperazione di Stefanini in carcere. È ancora sotto choc. Nei prossimi giorni nominerà un difensore di fiducia, considerato che Savelli è stata incaricata in qualità di avvocato d’ufficio.

Nicola e Silvia si erano trasferito a Monterotondo marittimo nell’estate di un anno fa. Una coppia spensierata, che in poco tempo era riuscita integrarsi perfettamente nel tessuto sociale del piccolo paese della zona nord della provincia di Grosseto.

Un borgo in collina, di quelli in cui si conoscono tutti. Silvia aveva trovato lavoro nel bar “Che c’è...c’è”, in piazza Mario Cheli. Nicola, invece, lavorava in un’azienda edile della zona di Pomarance.

Lui andava a prendere lei, in paese, quando terminava il turno dietro al bancone del locale di piazza Cheli. In scooter abbracciati, fino al vicino rione Santa Lucia, dove vivevano, in un appartamento in affitto, insieme ai due figli di lei - vedova - avuti da una precedente relazione.

Poi il buio. La tragedia. La follia. Ancora non è chiaro cosa sia accaduto quella serra.

Prima la festa per il terzo anniversario in un ristorante della costa. Una cena romantica. Poi, sulla via del ritorno, a 22,8 chilometri da Monterotondo, le coltellate alla gola. Il sangue.

E quella telefonata delirante alle forze dell’ordine per comunicare l’omicidio.

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