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Non vaccinato un maremmano su 5: mancano all’appello in 40.200

Francesca Ferri e Lina Senserini
Non vaccinato un maremmano su 5: mancano all’appello in 40.200

L’ex direttore Asl della Prevenzione: «Un anno fa non c’era quest’arma, ora scetticismo inspiegabile»

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GROSSETO. Un maremmano su cinque non è ancora vaccinato contro il Covid-19. Sono 40.200 i residenti in provincia di Grosseto dai 12 anni in su – coloro, cioè, a cui è destinato il vaccino – che ancora non hanno fatto neanche la prima dose, su un totale di 200.358 persone vaccinabili. Insomma, se di buono c’è che quasi l’80 per cento dei residenti è immunizzato (124.058 persone, il 79,12 per cento), c’è un 20 per cento ancora scoperto. Tra di loro, quasi 5.700 bambini e ragazzi in età scolare che a breve torneranno in classe, il 38,45 per cento dei 14.802 che si contano in questa fascia d’età.

Il dato è stato elaborato dal Tirreno da due fonti: le banche dati dell’Istat da cui proviene il numero dei residenti divisi per fascia d’età, aggiornato al 1° gennaio 2021; e i dati dell’Asl, aggiornati a ieri, relativi al numero delle vaccinazioni effettuate in provincia.

Dei residenti vaccinabili (ovvero, come detto, tutti coloro che hanno più di 12 anni), la fascia d’età col più alto numero di individui non vaccinati è quella dei quarantenni, 7.698 persone su 31.396 (24,52 per cento) che ancora non hanno intrapreso il percorso vaccinale. Seguono i cinquantenni: 7.611 su 35.621 (21,36 per cento). In percentuale, però, a parte gli under 19, la seconda fascia più scoperta è quella dei trentenni: il 29,42 per cento di loro (6.481 su 22.030) non ha ancora nemmeno la prima dose. Seguono i ventenni: 5.182 su 19.314 (26,83 per cento).

Più coperta la popolazione più anziana. Solo il 5 per cento dei settantenni e l’8,39 per cento degli ottantenni non è vaccinato, mentre tra i sessantenni la percentuale di non vaccinati sale al 13,81 per cento: 4.183 persone su 30.282.

«Torno a dire che in questo momento il vaccino, insieme alle corrette regole di comportamento, è l’unica strada che ci potrà portare fuori dalla pandemia. Se non si raggiunge l’immunità di gregge e non si fa alla svelta il rischio di pericolose “ricadute” è dietro l’angolo, come dimostra quanto avvenuto in Sicilia, tornata gialla in pochi mesi. Non a caso è una delle regioni con la percentuale più bassa di vaccinati».

Parola di Maurizio Spagnesi, medico specializzato in Igiene negli ultimi tre anni prima della pensione, alla direzione del dipartimento della Prevenzione dell’Asl e prima ancora, responsabile dell’Igiene pubblica. Un’intera vita professionale tra vaccini, malattie infettive, epidemie di varia gravità e gli ultimi 18 mesi passati a combattere la pandemia più insidiosa e difficile dei tempi moderni, che lo ha colpito peraltro negli affetti più cari, portandosi via il padre novantenne.

«Lo scorso anno – prosegue – in questo periodo la possibilità di vaccinarsi era ancora lontana, non c’era certezza sui tempi di messa a punto dei farmaci e sulla loro efficacia. Siamo partiti a gennaio con una pianificazione per fasce di età, poi per categorie professionali, tra mille difficoltà soprattutto nell’approvvigionamento delle dosi. Ora che è provato che il vaccino funziona, che riduce il rischio di dover ricorrere al ricovero, proteggendo dalle gravi complicanze della malattia, è inspiegabile che ancora il 20 per cento delle persone che vivono in provincia di Grosseto, al netto di chi non si può vaccinare per ragioni di salute e di chi ha già prenotato l’appuntamento, resista ancora nello scetticismo o peggio ancora nella noncuranza».

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