Il dolore
L’equitazione e il settore primario piangono Bicocchi
FOLLONICA. L’equitazione italiana perde uno dei protagonisti principali degli ultimi anni, Giuseppe Bicocchi, scomparso ieri a 75 anni per una malattia.
Erede della storica famiglia follonichese dei Bicocchi e padre dell’aviere Emilio, Giuseppe era attualmente anche vice presidente di Confagricoltura Toscana. Laureato in agraria, imprenditore agricolo, Giuseppe Bicocchi è stato per decenni una figura di riferimento nel mondo dell’equitazione e dei cavalli giovani in particolare, dell’allevamento e dell’agricoltura oltre che dell’associazionismo in questi settori.
Per dodici anni è stato presidente dell’Unione provinciale agricoltori di Siena e da pochi mesi ricopriva anche il ruolo di presidente del Consorzio agrario di Siena.
L’allevamento, in particolare il mondo dei cavalli, e la cerealicoltura erano i due settori che conosceva meglio e che lo hanno visto maggiormente impegnato come imprenditore nel Senese e nel Grossetano. Abitava nel podere di famiglia sulla via Aurelia proprio al confine fra i comuni di Follonica e Scarlino.
«Una persona equilibrata e determinata, capace di conquistare subito la fiducia dei suoi collaboratori e l’apprezzamento di chi ha avuto il piacere di lavorare con lui – commenta il presidente di Confagricoltura Toscana Marco Neri – Un uomo rispettoso delle norme e dei rapporti, istituzionali e personali. Alla sua famiglia e ai suoi colleghi vanno le nostre più sentite condoglianze».
Giuseppe Bicocchi è stato a lungo un punto di riferimento nel mondo dell’equitazione, anche al di là dei ruoli ricoperti: è stato cavaliere negli anni’60 e’70 a Grosseto, montando sia cavalli da corsa che da concorso, è stato istruttore e ha gestito per anni un centro equestre a Siena. Ha ricoperto il ruolo di giudice Mipaaf, è stato allevatore ed esperto di giovani cavalli, settore nel quale ha acquisito importanti competenze. È stato anche presidente di Fise Toscana e vice presidente nazionale Fise – la Federazione italiana sport equestri – nel 2017 entrò nel consiglio federale ottenendo addirittura il numero più alto di preferenze, ben 475 voti, dimostrando di riscuotere un largo consenso anche al di là dei confini regionali. È rimasto in carica nel consiglio nazionale fino al 16 giugno del 2020 quando presentò le proprie dimissioni. Riconosciuto unanimemente come persona equilibrata, appassionata dei cavalli, dello sport e dell’allevamento, ha portato avanti negli anni con dedizione il suo impegno nell’associazionismo, nelle istituzioni e nell’attività sul campo ottenendo riscontri unanimi per la sua lunga attività sia lavorativa che dirigenziale. Lascia la moglie Barbara Lovatelli, anche lei giudice nazionale e internazionale, e i figli Alessandro, Cosimo ed Emilio, quest’ultimo fra i cavalieri di punta delle squadre nazionali negli ultimi venti anni.
M. N.
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