«Il Green pass non garantisce sicurezza» I sindacati contestano l’obbligo a scuola
Russo, Nocchi e Severi ritengono che a tre settimane dalla prima campanella troppi problemi siano ancora aperti
Grosseto. Fa discutere l’obbligo del Green pass per il personale della scuola.
Dopo le considerazioni e le perplessità espresse ieri in proposito da Roberto Mugnai, segretario regionale del sindacato “Dirigentiscuola”, oggi sono le segreterie provinciali dei sindacati della scuola – Cristoforo Russo per Flc Cgil, Alfondo Nocchi per Cisl Scuola e Fabio Severi per Uil Scuola Rua – a dire la loro su un provvedimento che sta scatenando polemiche. «Premesso che siamo favorevoli ai vaccini – dicono Russo, Nocchi e Severi – la domanda che dobbiamo porci è un’altra. Ovvero, l’obbligo del Green pass imposto dal governo ai lavoratori della scuola, peraltro vaccinati per il 90 per cento, risolve il problema della sicurezza in classe? La nostra risposta è no, perché sulle altre misure di contenimento dei contagi da associare al Green pass, il ministero latita. L’impressione è che tutta questa “caciara” nasconda in realtà altri problemi cui non è stata trovata soluzione, a partire dalle classi pollaio di 28-30 ragazzi, che oltretutto saranno vaccinati solo in parte. In tutto questo tempo, infatti, il ministero non è intervenuto sulla formazione delle classi, per cui, anche per questo anno scolastico, quelle da 16 alunni saranno tagliate o non autorizzate e si formeranno classi da 28-30 studenti. Come se non bastasse, sono stati ridotti drasticamente i fondi per l’organico Covid, cioè la disponibilità di insegnanti in più, che l’anno scorso ha permesso ai dirigenti di dividere le classi più numerose».
E ancora: «E sui trasporti? Anche qui buio pesto, ancora non si è nemmeno cominciato a parlarne. Non sono state prospettate soluzioni per i dispositivi di sicurezza, né per il miglioramento delle strutture. Così si torna in classe come lo scorso settembre, con l’unico paracadute dei vaccini, di fronte a 30 ragazzi per la maggior parte non vaccinati e che per lo più sono arrivati a scuola ammassati in un autobus. Il pensiero – aggiungono i sindacati – va agli insegnanti fragili, che così non sono tutelati dal rischio di ammalarsi di Covid».
Ma è anche un’altra la domanda che si pongono Cgil, Cisl e Uil: l’obbligo del Green pass è sindacalmente accettabile? Anche i questo caso la loro risposta è un secco no. «In assenza di un obbligo normativo – spiegano – per quale ragione un lavoratore che non ha fatto il vaccino, perché non vuole o perché non può, deve essere obbligato a una tassa, quale è il tampone, che deve pagare di tasca propria, per andare a lavorare? Il protocollo firmato nei giorni scorsi dai sindacati confederali e dal ministero prevedeva, peraltro, tamponi gratuiti per il personale non vaccinato, anche se non è chiaro chi dovrà sostenerne le spese. Su questo punto siamo pronti ad alzare le barricate e a ricorrere anche alle vie legali se sarà necessario per garantire la gratuità dei test».
Questo tema si lega a un altro non meno importante e fin qui non affrontato, ovvero «come pensa il ministero di tutelare coloro che, per vari motivi, non possono fare il vaccino? Si continuerà a farli entrare in classi sovraffollate?». Domande che attendono una risposta.
«Una sola cosa è certa – concludono i sindacati – il Green pass non serve a garantire la didattica in presenza, ma a deresponsabilizzare il datore di lavoro, il ministero, e a spostare sul lavoratore la responsabilità della sicurezza», concludono Cristoforo Russo, Alfonso Nocchi e Fabio Severi.
In questo clima di incertezza, dunque, non resta che attendere le circolari ministeriali, che nelle prossime tre settimane dovranno dare ai dirigenti scolastici (le cui rappresentanze hanno incontrato ieri il ministro Patrizio Bianchi) le indicazioni per gestire al meglio la difficile partita del rientro a scuola nel segno della didattica in presenza.
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