Gioco
Vialetti dissestati, sporcizia e abbandono «Salviamo quell’oasi di grande fascino»
Una lettrice accende i riflettori su uno dei luoghi iconici dell’ex Ilva: la passeggiata che inizia dal cancello monumentale
Michele Nannini
FOLLONICA. È un’area quasi abbandonata, eppure è memoria di quella che è la storia industriale di Follonica: è a due passi dal centro e dai luoghi più rappresentativi della città, è anche per questo che avrebbe bisogno di più attenzione e più cure per tornare uno dei simboli delle origini locali.
È il viale che dal cancello monumentale raggiunge l’interno dell’ex Ilva, primo assaggio di quello che è il passato industriale della città del Golfo, tutt’ora un angolo di verde e di fresco a due passi dal centro che potrebbe diventare ancora più bello, curato e vissuto.
Il recupero dell’ex Ilva, complessa e lunga opera che passerà soprattutto dal pieno possesso dell’area, dovrà ripartire proprio da uno dei luoghi tutt’ora più iconici della ex città fabbrica leopoldina, la passeggiata che inizia dal cancello monumentale e prosegue verso la biblioteca della ghisa e il museo Magma. L’area in questione avrebbe già adesso bisogno di cure visto che fra una panchina sporca, lampioni non funzionanti e un generale senso di abbandono, il panorama è tutt’altro che idilliaco. E a soffrire di più di questa situazione sono soprattutto i follonichesi – attaccati alla storia e alle tradizioni – che sperano di vedere presto rinascere quello spicchio di città.
«Il ferro battuto lavorato magistralmente si erge maestoso, quasi a chiudere in un’atmosfera magica una parte di Follonica – racconta una lettrice del Tirreno, follonichese d’adozione che da anni abita nella città del golfo in una appassionata lettera – Oltre il cancello si respira un’altra aria che ricorda la storia del passato, pur nel presente, ma aprendo bene gli occhi ci accorgiamo che la situazione non è piacevole. Inoltrandosi nella zona si arriva alla biblioteca, edificio ordinato, ricco di volumi e giornali; sparsi un po’ ovunque arnesi di ferro ricordano come si lavorasse questo materiale e il presente si apre al passato: quanti lavoratori hanno varcato il cancello, oggi trascurato, ma sono passati un tempo anche cavalli, carrozze, dame, cavalieri. L’atmosfera potrebbe essere quasi idilliaca tra gli alti alberi, a primavera i fiori sono profumati ma, aprendo gli occhi sulla realtà di oggi, ci accorgiamo che non è così».
La strada che porta alla biblioteca è infatti un insieme di cocci, segnala la lettrice, che rendono il tragitto quasi impraticabile e pericoloso con rischi per bambini, biciclette e passeggini che ogni giorno percorrono quel tragitto. «È evidente che nessuna norma igienica viene rispettata da ragazzi e cani – continua la lettera – La pulizia è poca, se si alzano gli occhi si può vedere quanto sporco sia diventato l’unico lampione che illumina la strada ma tuttavia il luogo è molto frequentato perché facilmente raggiungibile e perché lontano dall’abitato: il verso di qualche cornacchia, lo scampanellio di qualche bicicletta, poi tutto tace. Ci si rasserena, le voci e i suoni rimangono fuori dal cancellone di ferro».
L’ex Ilva insomma è vista come un’isola che potrebbe essere ancora più felice di quanto non è adesso, a due passi dalla Follonica del terzo millennio dove la vita scorre frenetica come in qualsiasi cittadina italiana. «Una volta usciti dal cancello ci si immerge in un presente incalzante: sia da destra che da sinistra si succedono le macchine e la strada ci obbliga a stare continuamente in ansia – conclude la lettrice del Tirreno – fuori dal cancello non siamo più noi a gestire il nostro tempo ma le strade, i negozi, i cani sempre al guinzaglio».
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