Italia
«Voglio sapere se mia figlia ha sofferto» L’appello ai testimoni del babbo di Sara
Massimiliano D’Apolito non si dà pace, la giovane di 19 anni è morta il 10 agosto: la sua auto è finita contro un albero
Tommaso Silvi
SCARLINO. È tornato su quella curva. E dice che ci tornerà ancora. «Devo capire cosa è successo alla mia bambina. Come abbia fatto a perdere il controllo dell’auto. Ci eravamo sentiti poco più di un’ora prima. Le avevo detto di mettere benzina altrimenti sarebbe rimasta a piedi. Venti euro di benzina, per stare tranquilla».
Massimiliano non dorme da giorni. Da quella maledetta notte del 10 agosto. E ora cerca la pace. Sapere con esattezza cosa è accaduto per togliere ogni punto interrogativo da un dolore che lo sta consumando.
«Erano passate le 22 da un po’, mi ha chiamato un’amica di Sara dicendomi che mia figlia aveva avuto un incidente. Ho iniziato a chiamarla al cellulare. Non rispondeva. Poi non rispondeva più neppure l’amica».
Massimiliano ancora non lo sa. Ma Sara D’Apolito, 19 anni, di Pienza, è già morta. La sua Yaris è finita contro un albero sulla strada provinciale 158, quella che collega Castiglione della Pescaia a Scarlino, e quindi a Follonica. Nelle vicinanze della località Puntone. «Ho preso la mia ex moglie e da Pienza abbiamo iniziato a correre verso Scarlino. Non riuscivamo ad avere informazioni», racconta il padre della vittima. Poi, quando Massimiliano arriva all’altezza di Gavorrano, ecco la chiamata dei carabinieri. In auto con i genitori c’è anche Matteo, il fratello 16enne di Sara.
«Ci hanno detto di andare direttamente al comando di Follonica. Senza specificare altro. Pensavo che Sara avesse combinato qualche guaio e fosse stata condotta in caserma. Lo speravo. Speravo di trovarla viva».
Sara lavorava al campeggio PuntAla, a Castiglione. Il 10 agosto aveva il giorno libero. Era andata a Pienza dai genitori.
«Doveva rifare la carta di credito», ricorda il padre. Nel tardo pomeriggio era ripartita per Castiglione. «È tornata in campeggio a prepararsi, poi la aspettavano degli amici di Pienza per mangiare qualcosa insieme a Follonica», continua babbo Massimiliano. Sara stava andando a divertirsi e ha trovato la morte. Nell’incidente non sono stati coinvolti altri mezzi. Qualcuno, però, ha visto la scena e ha chiamato i soccorsi. Il padre non cerca testimoni per portarli in tribunale. Vuole solo conoscere gli ultimi istanti di vita di sua figlia.
«Non cerco responsabili o colpevoli. Voglio sapere se Sara ha sofferto. Voglio sapere come è andato quel momento. Se ha attraversato un animale, se c’è stato un guasto all’auto. Voglio ricordarla in pace e togliermi ogni dubbio. Non faccio altro che pensare a quel momento – dice Massimiliano D’Apolito – e in alcuni momenti mi sembra di impazzire, vorrei sbattere la testa contro il muro». La famiglia ha preso contatto con un legale, che si occuperà di richiedere l’accesso agli atti, così da fare chiarezza sulla dinamica dell’incidente. Intanto, Massimiliano non molla. E vorrebbe solo poter parlare con chi ha assistito all’incidente.
«Cerco pace – continua a ripetere – anche se so che non arriverà mai». Nessuno restituirà Sara alla famiglia. Ma c’è un piccolo angolo di conforto nel mare nero della tragedia. Ed è rappresentato dalla grande ondata di solidarietà ricevuta dalla famiglia. «Un sacco di ragazzi ci hanno fatto compagnia e dato coraggio in questi giorni terribili. Anche al funerale (celebrato il 14 agosto nella chiesa di Santa Caterina, a Pienza, nda)ci siamo sentiti inondati dall’affetto di tantissime persone».
Giovedì mattina i genitori di Sara D’Apolito sono andati al campeggio PuntAla a ritirare gli effetti personali della figlia.
La direzione della struttura li ha accolti unendosi al dolore e ricordando Sara, che aveva da poco conseguito la maturità al liceo linguistico di Montepulciano. Era alla sua prima stagione nella struttura ricettiva sulla costa sud della provincia di Grosseto. Era istruttrice di sup. Una particolare disciplina che insegna a solcare il mare, in piedi, su una specie di tavola da surf, con l’aiuto di un remo.
«Al fratello di Sara – conclude Massimiliano D’Apolito – ho detto di imparare ad apprezzare ogni cosa bella della vita. Di festeggiare per ogni avvenimento positivo. È forte, sono sicuro che reagirà a quello che è successo. Riprenderci è impossibile, non lo faremo mai. Perché Sara non c’è più. Ma vive ancora. Ogni giorno. Dentro di noi».
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