Sicurezza
È morta Anna Maria, la mamma di Nomadelfia
La passione per i fiori, la scelta di vita che l'ha guidata per l'intera esistenza, l'amore verso gli altri: la storia di una donna forte amata da tutti e il ricordo della figlia
GROSSETO. Se ne è andata in punta di piedi come ha sempre vissuto e a salutarla è stata la comunità di Nomadelfia che la accolse giovanissima e che ha sempre considerato la sua casa. È scomparsa a 91 anni Anna Maria Bonora, sposata dal 1952 con Virgilio Angelo Galli mancato alla fine del 2018. «Mamma era nata a Bologna da una famiglia numerosa e molto povera - ricorda la figlia Deborah - Essendo la più grande dei figli a dodici anni veniva mandata a chiedere l’elemosina per racimolare qualche soldo per casa. Un giorno bussò alla porta di una mamma di vocazione di Nomadelfia che la accolse in casa sua e la crebbe fino a quando aveva 20 anni».
In quel periodo Anna Maria conosce don Zeno Saltini e con i nomadelfi arriva in Maremma grazie al terreno vicino a Batignano donato dalla contessa Maria Giovanna Albertoni Pirelli. «All’inizio vivevano nelle tende - ricorda Deborah - ed è in quel periodo che conosce mio padre a cui chiede di accettare i figli adottivi di cui già si prendeva cura». Virgilio e Anna Maria si sposano nel 1952 e avranno in tutto 14 figli tra propri e adottivi. Mamma Anna Maria ha cresciuto tutti con lo stesso amore, anche quelli che venivano chiamati gli "scartini" e che don Zeno andava a prendere all’orfanotrofio. Dopo il trasferimento a Grosseto il legame con la comunità resta saldo e come da sua volontà Anna Maria è stata portata a Nomadelfia per l’ultimo saluto e la tumulazione. «Il dolore e la commozione ci sono ma ho dei ringraziamenti da fare - dice Deborah - prima di tutto a mia mamma per la donna umile, semplice e buona che è stata e poi alle persone che ha incontrato nell’ultimo periodo della sua vita in cui era già malata e allettata. Ho vissuto in casa con lei fino all’ultimo ma ho potuto contare sull’aiuto magnifico del personale della cooperativa Uscita di Sicurezza che si è preso cura di lei in modo ammirevole. Voglio dire grazie alla responsabile Arianna e alle operatici Sabrina, Elena e Lucia perché l’hanno coccolata e trattata con amore, lo stesso che lei ha dato senza risparmiarsi a tutti i figli e ai nipoti della nostra grande famiglia allargata». Tanti i messaggi di cordoglio: «Io non ho mai visto mamma piangere, lamentarsi o discutere con qualcuno - dice Deborah - Era sempre pronta a dare e aiutare chi aveva bisogno e questo resta e non si dimentica. La chiamavamo affettuosamente "la donna dei fiori di campo" perché amava andare a raccoglierli e li metteva sempre freschi in tavola. Belli e spontanei, come la sua anima».
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