Incendio al Maremà Mille sughere in fumo «L’incendio è doloso»
Giovanna Mezzana
grosseto. Non è stato solo un incendio di sterpaglie quello che si è innescato il 14 agosto non lontano dal centro commerciale Maremà. Il fuoco ha mandato in fumo venti anni di lavoro di una famiglia e ha incenerito i sogni di un giovane imprenditore. Parliamo degli effetti del rogo subito dai titolari dell’azienda agricola La sughera che si estende per 15 ettari lungo via del Commendone e confina con la “bretella” che dal Maremà porta alla quattro corsie: è proprio da qui che sono partite le fiamme, dal “fossato” della strada di collegamento.
Sono le 15 quando Leonardo Rossi, figlio del proprietario dell’azienda – 26 anni, neolaureato e con una grande passione per l’agricoltura, tant’è che il padre Alessandro gli sta passando il testimone – riceve una telefonata: è il suo confinante che lo informa di cosa sta accadendo. Il fumo, il fuoco, le fiamme. «Eravamo al mare a Principina, c’eravamo presi una giornata di riposo – dice il giovane – e ci siamo precipitati all’azienda». Ci sono i vigili del fuoco, i volontari della Racchetta, gli uomini della Vab. L’incendio è scoppiato da una quarantina di minuti: all’inizio pareva poca cosa, ma ora il vento che soffia verso Roselle dà impeto alle fiamme e si teme possa raggiungere la quattro corsie.
«Dalla “scarpata” della bretella – dice Leonardo – il fuoco ha proceduto per 500 metri e ha invaso i nostri terreni, dieci dei nostri 15 ettari». «Fortunatamente – continua – il grano era stato raccolto, ma, su una parte di terreni destinata a prato naturale, avevamo appoggiato le rotoballe: una ventina è andata bruciata». Ma la perdita maggiore è un’altra: l’azienda coltiva e vende sughere, all’ingrosso, ai vivai. «Ne abbiamo perse un migliaio, se ne sono salvate una ventina – spiega – Il fuoco ha bruciato il tronco di alcune mentre altre sono state danneggiate dal calore delle fiamme e perderanno le foglie, non sono più vendibili». Il giovane stima un danno di diverse decine di migliaia di euro, «tenuto conto che una sughera “vera” sul mercato vale 4-500 euro». «A niente è valso tenere puliti i nostri terreni – valuta – tant’è che tra gli intervenuti si vociferava che l’incendio sia stato doloso». C’è la perdita economica e c’è il tempo perduto durante cui la natura aveva fatto il suo corso: «Quelle sughere erano il frutto di 20 anni di lavoro – dice – e avrebbero dovuto rappresentare la rampa di lancio per il mio progetto aziendale: aprire un vivaio tutto mio. Non resta che rimboccarsi le maniche».
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