Il Tirreno

Grosseto

follonica 

Storia di Trilly Lasciato il canile ora scodinzola

Maurizio Ceccarelli
Storia di Trilly Lasciato il canile ora scodinzola

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follonica. Quando arriva l’estate ci preoccupiamo degli amici a quattro zampe che vengono spesso abbandonati dai loro padroni. Di anno in anno continua ad accadere. Su questo fronte, però, ci sono anche le storie belle come quella di Trilly, una dolcissima femmina di segugio di tre anni che grazie a Ilaria ora ha una nuova casa e una nuova famiglia in grado di accudirla e regalargli tanto affetto.

Trilly è stata portata al canile quando aveva quattro mesi. I suoi occhi tristi e la sua coda fra le gambe raccontavano di un passato molto difficile. «Avevo intenzione di adottare un cane – racconta Ilaria– non mi interessava un cane di razza volevo semplicemente salvarne uno. Una sera durante una vacanza a Lisbona scorrendo alcune foto mi bloccai su quegli occhioni tristi ma tanto profondi; dovevo assolutamente portarmeli via. E così mi recai al canile. La trovai indifesa e impaurita, si capiva benissimo che aveva vissuto in una situazione molto precaria, credo di non aver mai provato tanta tenerezza». Sbrigate le pratiche burocratiche per l’adozione Ilaria porta con se Trilly. «Non ci pensai due volte – sorride – per niente al mondo me ne sarei tornata via senza quella cagnolina. Appena la presi-continua – la lasciai a casa con i miei gatti per andare a prenderle da mangiare sicura che le avrebbero badato, e così è stato».

Trilly ora sta bene anche se porta con se i postumi di quella brutta esperienza. «È sempre un po’ diffidente con le persone che non conosce e spesso riaffiorano atteggiamenti riconducibili a quei terribili momenti, anche se la situazione sta pian piano volgendo a una certa normalità. E molto sensibile, e permalosa con chi non gli regala almeno una carezza».

Ma la cosa importante è che oggi Trilly stia dimenticando il passato dopo aver trovato chi si prenderà cura di lei e le potrà regalare tanto amore. È una storia a lieto fine dunque, dove quegli occhi tristi e quella “coda fra le gambe” non sono altro che un brutto lontano ricordo.

Maurizio Ceccarelli

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