Sicurezza
La gente vuole aiutare i bimbi Ieri una messa per la vittima
MONTEROTONDO MARITTIMO.
Il femminicidio di Montertondo Marittimo è salito alla ribalta delle cronache nazionali. La storia di Silvia Manetti, uccisa con una coltellata dal fidanzato – Nicola Stefanini – nella notte tra mercoledì e giovedì, ha toccato il cuore di molte persone.
E non solo degli abitanti del piccolo paese collinare nella provincia Grossetana. La risonanza è stata forte, e si è estesa a diverse zone della Toscana.
A confermarlo è il sindaco di Monterotondo, Giacomo Termine, che racconta di una lunga scia di solidarietà che si è materializzata subito dopo la notizia dell’omicidio. «Molte persone hanno contattato il Comune chiedendo di aiutare i due figli della vittima (entrambi minori, nati dal matrimonio di Silvia con uomo che successivamente è morto a causa di un male incurabile, nda), che sono rimasti soli e che sono stati affidati all’attenzione dei servizi sociali».
Un’ondata di offerte di supporto che ha sorpreso anche il primo cittadino. «Onestamente siamo rimasti colpiti – prosegue Termine –, dalla generosità della gente, anche tanti residenti nel paese che hanno a cuore la sorte dei ragazzini e vogliono assicurare loro una vita serena, per quanto possibile dopo la tragedia che li ha riguardati».
Una comunità che soffre, quella di Monterotondo, e che ieri si è riunita nella chiesa del paese per la celebrazione della consueta messa del sabato pomeriggio. Stavolta, però, la cerimonia ha assunto un tratto particolare. È stata dedicata a Silvia Manetti, d’accordo con i parrocchiani. Un momento di preghiera, ma anche di omaggio e ricordo nei confronti di una donna che aveva saputo farsi apprezzare dalla gente. Nicola e Silvia avevano scelto di trasferirsi a Monterotondo Marittimo nell’estate del 2020. Silvia, poi, aveva trovato lavoro nel bar “Che c’è...c’è”, in piazza Cheli, nel cuore del borgo.
Il titolare dell’attività preferisce non rilasciare dichiarazioni e si è detto profondamente colpito dalla vicenda. Lui Silvia la conosceva bene, così come Nicola, che aspettava la compagna alla fine dei turni per accompagnarla a casa – nella borgata Santa Lucia – sullo scooter. Lo stesso che è ancora lì, a pochi passi dall’ingresso dell’abitazione della coppia.
Sotto al terrazzo che ospita ancora un lenzuolo arcobaleno steso ad asciugare dopo il bucato. Sull’altro terrazzo, le scarpe e i giochi dei bimbi. Simboli di una vita familiare che è stata stravolta all’improvviso. Spezzata dal gesto folle di un uomo che ha colpito a morte la sua compagna di vita. Quella donna che riempiva di complimenti e di attenzioni, e contro la quale – ancora inspiegabilmente – ha deciso di scaricare tutta la sua rabbia, colpendola a morte. E chiamando le forze dell’ordine subito dopo per confessare il delitto.
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