Il Tirreno

Grosseto

l’emergenza coronavirus 

Green pass, spaesamento tra i gestori «Molti ancora i punti da chiarire»

Elisabetta Giorgi Michele Nannini
Green pass, spaesamento tra i gestori «Molti ancora i punti da chiarire»

A dieci giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo di certificazione al chiuso, molte le preoccupazioni Mei (Confesercenti): «Cerino in mano ai ristoratori». Ancora nessun controllo delle forze dell’ordine

4 MINUTI DI LETTURA





Elisabetta Giorgi

Michele Nannini

GROSSETO. Green pass: a quasi dieci giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo della certificazione, diversi gestori dei locali al chiuso maremmani non nascondono problemi organizzativi, e un senso di preoccupazione e spaesamento. L’ultima circolare disposta dal Viminale fa certo chiarezza su un punto, disponendo che gli esercenti debbano chiedere il pass e non il documento di identità, ma restano diversi punti da chiarire. Intanto non risultano ancora controlli delle forze dell’ordine agli esercizi commerciali maremmani. «Non ci sono indicazioni in merito», dice l’assessore alla municipale Fausto Turbanti.

Massimiliano Mei, presidente di Fiepet Confesercenti che rappresenta i pubblici esercizi in provincia (ha un ristorante a Gavorrano tutto “al chiuso” dove ha registrato un calo dei coperti), spiega che regnano una certa «confusione e disagio; anche l’ultima circolare ministeriale sul Green pass (la numero 15350 del 10 agosto, ndr) ha complicato le cose» dice. Gli esercenti come lui in queste ore si stanno arrovellando a spulciare e interpretare le carte del Viminale, ma non è facile. Per il ministero i gestori dei locali al chiuso hanno l’obbligo di controllare il Green pass, ma se è falso? È questo un punto controverso. L’indicazione nazionale è che l’accertamento della corrispondenza con l’identità del cliente non è dovuto all’esercente ma spetterà alle forze dell’ordine, tranne nel caso (però) in cui ci sia «una palese difformità o incongruenza» tra la persona e i dati riportati sul certificato verde. Qui in qualche modo torna in carico al gestore. Il problema è che «non sempre te ne accorgi: certo ci vuole un occhio parecchio attento perché noi gestori riconosciamo un green pass falso» mostrato sul telefonino, dice Mei. «Come faccio a saperlo? Peraltro non posso chiedere il documento». C’è poi un problema operativo sui Green pass stranieri. «Il nostro scan non li riconosce, è successo a me e anche ai colleghi. Se arrivano turisti dall’estero l’apparecchio non dà alcuna spunta verde (nel caso di due dosi vaccinali) e azzurra (una dose e tampone). Quando mi è successo ho chiesto che i turisti mi attestassero comunque la vaccinazione e mi hanno fatto vedere i documenti sul telefonino, così li ho fatti entrare: era l’unica cosa che potevo fare in quel momento», ma con tutti i dubbi del caso. Questo era un problema “tecnico”. Ma poi c’è il fatto che «io ristoratore (ipotesi) non posso obbligare i miei dipendenti a vaccinarsi, però poi se arrivano controlli nel locale e i dipendenti non sono vaccinati mi scatta la multa. Io credo che ci siano diversi punti irrisolti che debbano essere chiariti altrimenti finisce che il cerino resta sempre in mano a noi. In questa fase, non fare multe credo sia un fatto di buon senso».

ORBETELLO

Anche a Orbetello non risultano controlli delle forze dell’ordine. «Ma problemi non ce ne sono perché nessuno si mette seduto dentro» spiegano dal bar Barbagianni. E Matteo Valeri (Barakà): «Io la pesantezza del Green pass non la sento, i clienti sono preparati. Dura pochi secondi. Forse il problema arriverà d’inverno. Speriamo che si vaccinino tutti». Anche al ristorante da Tullio a Capalbio il problema non si pone. «Lavoriamo fuori e non c’è bisogno della certificazione».

follonica

Nella città del Golfo? «Nella nostra struttura chiediamo a tutti il Green pass – spiega Riccardo Ardiccioni, tesoriere dell’Associazione Ristoratori Follonica e gestore del ristorante La Lanterna – in queste settimane ho notato un aumento dei clienti che vogliono mangiare fuori, anche quelli che hanno la certificazione verde, con il risultato che chi ha come me più tavoli dentro che fuori spesso deve mandare via i clienti perché fuori è esaurito e dentro non ci vuole andare nessuno, compreso chi ha il Green pass. È una controversia difficile da risolvere che ci mette in ulteriore difficoltà». C’è invece chi, avendo una struttura quasi esclusivamente all’aperto, ha scelto un approccio diverso. «Ci affidiamo al buon senso dei clienti – spiega Michele Cocola, presidente della Pro Loco Follonica e gestore del Tiburon e della Bottega a Senzuno – nel ristorante che è tutto all’aperto non ci sono obblighi, in quello al chiuso in molti ci mostrano in maniera autonoma e volontaria il Green pass. Piuttosto abbiamo notato che dal 6 agosto c’è stata una lieve diminuzione di lavoro, in molti davanti all’obbligo della certificazione hanno preferito evitare le cene fuori». Sugli eventi, se Follonica ha rinunciato quasi del tutto a iniziative locali o di quartiere restano gli appuntamenti organizzati dal Comune, come il Follonica Summer Nights e la rassegna teatrale “Giorni felici”, che si affiancano al Grey Cat. I controlli all’ingresso rigorosi. «Già dallo scorso anno abbiamo seguito le regole imposte dalle normative – confermano dalla Leg, agenzia che cura gli spettacoli del Summer Nights e del teatro delle Rocce a Gavorrano – e questo indipendentemente dall’obbligo del Green pass; quest’anno ci siamo organizzati ulteriormente e chiediamo la certificazione verde all’ingresso».

(Ha collaborato Ivana Agostini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa