Italia
L'incubo di Roccastrada: «Incuria e sporcizia nel paese dimenticato»
La lettera di un cittadino che si dice preoccupato per il futuro del borgo, tra attività che chiudono i battenti e pochi coraggiosi che ancora scommettono sul territorio
ROCCASTRADA. Un paese in agonia. Con tante criticità da risolvere e un futuro nero all’orizzonte. È il senso della lettera che Canzio Papini, ex consigliere comunale di Roccastrada, ha inviato alla nostra redazione. Specificando di parlare da cittadino.
«I segnali ci sono tutti. La lenta agonia del paese, avviata da anni con lo spopolamento, il degrado del patrimonio pubblico, la chiusura di attività commerciali e la paventata imminente di altre - scrive Papini - pare negli ultimi tempi aver ricevuto l’accelerazione decisiva. Anche la mancanza di feste estive indotta dalla pandemia ha il suo peso, togliendo quel minimo di socialità che sosteneva una comunità nella quale si assottiglia sempre più la presenza di giovani. La lettera del cittadino prosegue: «L’ultimo macellaio di un paese di cacciatori ha chiuso alla fine dell’anno scorso. Da tempo manca un albergo. Prendere un caffè, fare una partita a carte - complice la chiusura del circolo Arci e l’orario ridotto di alcuni bar - non sempre è possibile. Le strade - prosegue Canzio Papini - sono malridotte e spesso pericolose, per via della mancanza di segnaletica verticale e orizzontale. La sera non è che il paese nel complesso "brilli" per la sua illuminazione pubblica e le strade del centro deserte anche d’estate sono lo specchio della desolazione che Roccastrada offre ai pochi turisti presenti».
Papini evidenzia anche problemi idrici: «L’acqua, che una volta era una risorsa abbondante, scarseggia soprattutto nel periodo estivo e in molte case ci sono giorni in cui non arriva. Il centro storico è degradato, disastrato. Le nostre antiche fonti, patrimonio della comunità, sono state erroneamente e colpevolmente messe nel dimenticatoio. Con la raccolta differenziata porta a porta, poi, non è raro vedere mattinate in cui il paese fiorisce di sacchetti lungo strada». Papini va avanti: «D’altronde che Roccastrada senza interventi logici e mirati fosse destinata a perdere la sua identità, chi come me è nato qui lo ha capito ed evidenziato da tempo. Quei pochi ragazzi che ancora vivono in paese non hanno molto per passare il tempo. La chiusura dell’oratorio, sempre a causa Covid, ha tolto loro anche la possibilità di fare una partita a biliardino. Solo quattro calci al pallone nella pista polivalente, visto che anche il vecchio campo sportivo, abbandonato da anni, risulta inagibile. Per fortuna resiste una gelateria, fortunato è chi ha amici che hanno agriturismi con piscina, menomale che le bellezze del territorio attirano persone dando un po’di respiro alle poche attività commerciali e di ristorazione che eroicamente resistono».
Canzio Papini conclude: «Se da una parte sono dispiaciuto di vedere il mio paese in queste condizioni, dall’altra mi consolo pensando che comunque ho vissuto i suoi anni migliori, quelli in cui era vivo e fiorivano le attività, e se il mio impegno a favore della collettività non è bastato, comunque ci ho provato e ci proverò fino a che avrò energie, spinto dal coraggio dei quattro giovani che hanno riaperto un ristorante e un negozio in borgo».
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