Il Tirreno

Grosseto

l’atto d’obbligo del 2010 

La sede in centro da demolire e le volumetrie da spostare

M.F.
La sede in centro da demolire e le volumetrie da spostare

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grosseto. Stando a un atto d’obbligo stipulato nel 2010, la Camera di commercio avrebbe dovuto demolire la propria sede in via Cairoli. I 3.150 metri cubi di quell’immobile venivano spostati, attraverso una variante urbanistica, su un’altra proprietà dell’ente camerale, l’ex Campo fiere di via Fiesole, dove la Cciaa avrebbe realizzato un complesso residenziale di circa 5.210 metri cubi, da vendere. In caso di inadempimento la Camera di commercio si era impegnata a pagare al Comune 1,2 milioni di euro, una somma che avrebbe dovuto compensare l’indebito vantaggio ottenuto dall’ente per l’incremento di volumetria (3.150 metri cubi) riconosciuto dal Comune attraverso la variante per la realizzazione del complesso residenziale in via Fiesole.

L’inadempienza c’è stata perché la sede della Camera di commercio è sempre lì in pieno centro storico, addossata all’abside romanica della chiesa di San Pietro. La storia è strettamente legata a quella dell’ex Foro boario, dove la Camera di commercio intendeva realizzare la nuova sede. Se ne parlava dal 2007, ma la crisi che ha colpito l’edilizia è arrivata proprio nel momento in cui Comune ed ente camerale stavano pubblicando i bandi per la vendita di quelle aree. Bandi andati sistematicamente deserti, al punto che il Comune ha ceduto la propria parte corrispondente all’ex mattatoio comunale alla società Sistema, che ci ha realizzato la propria sede. La Camera di commercio, invece, rinunciò a vendere l’area in attesa di tempi migliori. Soprattutto, però, ha rinunciato a realizzarvi la nuova sede a seguito della fusione con Livorno. Vendendo però l’area dell’ex Campo fiere di via Fiesole, debitamente valorizzata dalla variante che ci ha spostato le volumetrie di via Cairoli.

Camera di commercio avrebbe comunque dovuto abbattere la vecchia sede e realizzare al suo posto un nuovo edificio, su due soli piani. Nell’atto d’obbligo a suo tempo sottoscritto, inoltre, s’impegnava a realizzare una nuova sede in luogo dell’attuale. la vicenda si è poi trascinata per anni, fino alla decisione del Comune nel 2019 di chiedere il pagamento della penale. E poi al colpo di scena dello scorso 4 agosto. M.F.

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