Attenzione
Il lenzuolo ancora steso e i giochi dei ragazzini
MONTEROTONDO MARITTIMO. Via Santa Lucia 48b, zonasud del paese. Una palazzina di quattro appartamenti costruita su un terreno in declivio.
La casa dove Nicola Stefanini e Silvia Manetti abitavano, insieme ai due figli di lei, si affaccia sulla campagna. Dal balcone su cui campeggia la parabola sventola un lenzuolo multicolore, in basso la cuccia per i due cani, lo scooter di lui, un Gilera, con il casco poggiato sul sellino. L’auto di famiglia, un Fiat Doblò, veniva posteggiato poco distante.
Sull’altro lato – quello verso il paese che però non è direttamente visibile a causa della presenza di un palazzo – si apre un altro terrazzino: qui la lavatrice, la pila dell’acqua, una bombola del gas, le scarpe, panni da lavare, insomma l’ordinario affollamento di una famiglia che lavora, il piacevole caos di ragazzini che giocano.
Non tutti gli appartamenti della palazzina sono occupati. Silvia e Nicola sono venuti in affitto qui, dopo aver occupato un altro immobile nel centro del paese, vicino al municipio. Alcuni uomini radunati nella piazza del paese commentano il femminicidio. E ripercorrono la storia della coppia, dal loro arrivo a Monterotondo Marittimo. «Si sono trasferiti qua circa un anno fa, era giugno o luglio dell’anno scorso. Prima lui, poi dopo pochissimo tempo lei con i suoi due figli. Erano carini insieme – concludono – siamo tutti senza parole per quanto è accaduto».
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